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lunedì 29 ottobre 2012

Debito pubblico: se non capisco non pago

perUnaltracittà - lista di cittadinanza e la Campagna di mobilitazione "Per una nuova finanza pubblica" lanciata da Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Smonta il debito, Attac Italia, Rivolta il debito
 
 presentano:
 
Debito pubblico: se non capisco non pago
 
Campagna per una gestione sovrana del debito
Presentazione del kit prodotto dal
Centro Nuovo Modello di Sviluppo
 
con Francesco Gesualdi e Cristiano Lucchi
 
introduce Ornella De Zordo
 
Martedì 30 ottobre alle 17.30
Firenze - Palazzo Vecchio (Sala delle Miniature 3° piano)
 
Si narra che per colpa del debito pubblico ciascuno di noi, neonati compresi, porti un debito di 33.000 euro. Non si sa a che titolo, né verso chi. Ma tutti ci dicono che dobbiamo pagare. Anche a costo di perdere scuola, pensioni e sanità. Sarà!... Ma a noi non pare accettabile pagare alla cieca. Prima dobbiamo capire a chi e perché. Solo dopo possiamo decidere se e quanto pagare, perché non è detto che tutto ci torni.

Attraverso la messa a punto di schede informative e la promozione di gruppi locali di sensibilizzazione, la campagna "Debito pubblico: se non capisco non pago" ha l'obiettivo di mettere tutti in condizione di capire il problema e dire la propria sulle vie per uscirne. Il documento chiave è rappresentato da un semplice Kit informativo gratuito sul debito che può essere scaricato, stampato, condiviso su facebook, e anche usato come dispensa ad uso personale o come mostra pubblica.
 
Martedì 30 ottobre alle 17.30 in Palazzo Vecchio Cristiano Lucchi dialogherà con Francesco Gesualdi, attivista e fondatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo che presenterà il kit, disponibile anche in formato cartaceo per chi interverrà. Introdurrà l'incontro Ornella De Zordo, capogruppo della lista di cittadinanza perUnaltracittà nel Consiglio comunale di Firenze.

domenica 29 luglio 2012

Appello contro la vendita del CPA Firenze Sud.

Appello a cura di perUnaltracittà:

Il comune di Firenze ha confermato di voler proseguire sulla strada della vendita del patrimonio immobiliare pubblico. Questa decisione, da molti giustamente criticata, potrebbe riguardare in un prossimo futuro anche l’edificio di via Villamagna dove attualmente, e da 12 anni, si trova il Centro Popolare Autogestito Firenze sud. 

Il CPA ha una storia ventennale di presenza nel quartiere (prima era nell’area ex Longinotti), e utilizzando edifici dismessi e abbandonati ha sempre rappresentato un centro di iniziative e di attività politiche, sociali e culturali ormai consolidato a livello fiorentino e non solo. 

In un panorama cittadino in cui tutto è improntato alla mercificazione e al consumo, al predominio assoluto del mercato, il vero degrado è l’assenza di alternative al modello consumistico dominante, l’impoverimento delle relazioni sociali ed umane, l’abbandono di tutto ciò che non è riconducibile a un profitto. 

In questo senso il CPA, come pochi altri luoghi in città, rappresenta una risorsa e una ricchezza che non possiamo perdere: dalle iniziative a sostegno dei lavoratori colpiti da provvedimenti aziendali a quelle per attualizzare la memoria storica della lotta antifascista, dal cinema dove si proiettano film spesso altrove introvabili, alla palestra popolare, ai concerti di gruppi indipendenti, spesso di giovani musicisti fiorentini, dalla biblioteca con centro di documentazione, alle presentazioni di libri e altre attività, alla cucina che serve cene a pochi euro a chi vuole mettersi in compagnia a sedere alle tavolate, tutto gestito in maniera volontaria, autorganizzata e autofinanziata. Le esperienze di autogestione e le soggettività che dal basso prendono iniziativa per costruire qualcosa di diverso sono un valore e ricchezza che riteniamo inaccettabile sacrificare per una manciata di euro, pochi o tanti che siano. 

Per questi motivi siamo contrari alla vendita dell’ex-scuola di via Villamagna e sosteniamo il Centro Popolare Autogestito FI-Sud affinché non si arrivi alla chiusura di quest'esperienza.

L'appello si può firmare a questo indirizzo.

giovedì 19 luglio 2012

Il Tunnel Tav sotto Firenze costerà 200 milioni in più del previsto.

Pubblichiamo il comunicato stampa di perUnaltracittà sul nuovo immane spreco di denaro pubblico per un'opera già di per sé inutile e pericolosa.


 A quando una “spending review” sugli sprechi veri e non sui diritti dei cittadini?
Tav, De Zordo, Alberici: "200 milioni in più per il tunnel (+30%)" I costi lievitati da 694 a 890 milioni.
La talpa tenuta ferma è costata finora 5 milioni.

I dati sono di quelli pesanti: Nodavia - il General contractor dell'attraversamento dell'Alta velocità fiorentina -annuncia che nonostante ancora non siano partiti i lavori degli "interventi maggiormente complessi e impattanti”, il costo dell’intervento è già passato da 694 milioni iniziali a oltre 890 milioni, con un incremento di 200 milioni, quasi il 30%.

E ancora, aver voluto montare una fresa gigantesca (quanto chiasso mediatico intorno a “Monna Lisa”!) quando non c’era la possibilità di portare via il materiale, e quindi di fatto tenere tutto fermo, ha comportato secondo Nodavia “danni pari a 5 milioni di euro”, di cui chiede conto perché qualcuno ha deciso “discrezionalmente di non gestire il materiale come rifiuto ma di attendere il perfezionamento del percorso giuridico-amministrativo per gestire il materiale come terra e roccia”, che forse, come da audizione in Provincia, avverrà nell’autunno. E quanto ci sarà costato il parcheggio di Monna Lisa a Ponte del Pino a quel punto?

Eppure in tanti avevamo chiesto di fermarsi, quando ai tanti già denunciati si è aggiunto il problema dello smaltimento dell’enorme quantità di materiale scavato. Ma l’importante era l’esibizione muscolare della potenza della grande opera (della serie  “la mia talpa è più grossa della tua”, ma purtroppo non siamo in un film di Alvaro Vitali), non importa se inutile, non importa se dannosa, l’importante è che sia costosa.

A quanto si arriverà alla fine? Nessuno può fare previsioni, la tratta Firenze-Bologna, tanto per dire,  ha avuto un costo finale di oltre il 400% dell’iniziale. Se poi, come prevedibile, ci saranno dei danni, e se questi saranno in qualche modo risarciti, indovinate da dove verranno le risorse: naturalmente dal bilancio pubblico.

Già Nodavia chiede un accordo bonario per rivedere drasticamente il costo dell’opera, ed è solo il primo, o minaccia di andarsene, che sarebbe comunque la soluzione migliore, anche dovendo pagare qualche penale, niente in confronto al conto che sarà presentato alla fine.

Una riflessione sul debito pubblico e la famigerata ''spending review"

E’ sempre antipatico il ruolo di Cassandre, di quelli che  “l’avevamo detto!”, ma correremo il rischio: si, l’avevamo detto, insieme a comitati, associazioni, esperti, e chiunque si fosse preso la briga di sollevare i veli sul mondo opaco dell’Alta Velocità: questi appalti sono fatti in modo da garantire innanzitutto, e immancabilmente, un vertiginoso aumento dei costi, e cioè, chiamiamo le cose con il loro nome, del nostro famoso debito pubblico. Per una volta non parliamo di falda, di impatti, di danni agli edifici, di camion e cantieri infiniti, di aria inquinata e traffico in tilt e salute che se ne va, parliamo di soldi, dei nostri soldi. Si tagliano le pensioni, si abbassano i salari, si diminuiscono o si cancellano i servizi, la sanità, la scuola. Si licenziano anche senza giustificato motivo decine di migliaia di lavoratori.

I trasferimenti dello Stato alla Regione Toscana per la spesa sociale sono passati dal 2011 al 2012 da 62 milioni a 1 (uno). Però ci si ostina a fare un tunnel inutile che ancor prima di essere cominciato ha aumentato il costo di 200 (duecento) milioni, che naturalmente vanno, insieme agli altri, ad ingrassare le solite tasche di chi certo non è toccato da una spending review che evita accuratamente i grandi sprechi, e i grandi interessi.

L'esigenza di fermarsi prima del baratro è sempre più urgente, ci auguriamo che i citadini e le cittadine di firenze aprano gli occhi e facciano sentire la loro voce nei confronti di chi, per interesse, intende danneggiare la città e rubarci il futuro.

martedì 5 giugno 2012

L'assessore al bilancio si dimette e attacca: "Renzi usa Firenze per ambizioni personali".

Articolo tratto da l'altracittà

“Ho sempre pensato che chi svolge un ruolo politico e amministrativo lo debba fare in una logica di servizio alla cosa pubblica quindi in favore della collettività. Ho sempre pensato che chi è chiamato a governare Firenze sia al servizio della città e non che la città, Firenze, sia a servizio e uno strumento utile al perseguimento di ambizioni personali.” Si dimette così Claudio Fantoni, assessore del Comune di Firenze al bilancio, con un’accusa pesantissima al “giovane e nuovo” sindaco Matteo Renzi: fare carriera politica con i soldi del bilancio comunale, quelli che tutti noi versiamo pagando le tasse con estremo sacrificio.

L’ormai ex assessore al bilancio, scrive infatti nella lettera con cui lascia la giunta. “Ho continuato a svolgere ostinatamente il lavoro affidatomi, ma ad oggi con particolare riferimento ad insanabili divergenze in ordine alle procedure e alle azioni da mettere in atto relative alla gestione economica/finanziaria dell’ente, quindi alla sicurezza dei conti, non posso che considerare venute meno le condizioni perché io possa proseguire coerentemente nell’esercizio delle deleghe affidatemi, quindi nel rapporto di collaborazione con il sindaco, Matteo Renzi”.

In sostanza Fantoni accusa il sindaco di spendere troppo per la sua visibilità. Il sindaco naturalmente smentisce e lo sostituisce con Alessandro Petretto, economista ed ex presidente dell’Irpet nonché nome di spicco della destra PD (contraddistintosi per essere stato uno dei promotori del “Comitato del No” ai referendum per l’acqua). Parole al vetriolo arrivano anche da Sonia Nebbiai, la massima dirigente responsabile del bilancio che afferma «Il problema che pone l’assessore riguarda gli investimenti e gli equilibri finanziari. Se si continua a spendere con questo ritmo rischiamo di sfondare il patto di stabilità».

 Ed è proprio questo il punto. Per sostenere la sua candidatura a Primo ministro Matteo Renzi utilizza tutte le armi che può, anche quelle di mandare in malora il bilancio comunale facendo spendere più velocemente possibile ai propri dirigenti le risorse pluriennali a loro disposizione. Del  resto le elezioni politiche nazionali sono tra pochi mesi e per il sindaco è necessario puntare solo sul consenso facile, quello che si ottiene spendendo il massimo per inaugurare più cose possibile nel minor tempo possibile. Alla faccia della programmazione e del rispetto del bilancio comunale.

Certo non si tratta di una novità. Ricorda infatti Ornella De Zordo di perUnaltracittà: “Il comportamento del sindaco descritto da Fantoni è un déjà vu. La storia è nota e riguarda il pessimo bilancio della Provincia di Firenze dopo cinque anni di presidenza Renzi volta tutta alla battaglia politica per diventare Sindaco della città. Basti ricordare operazioni come quella che legava Florence Multimedia al Genio Fiorentino che molti denunciarono come personalistica”.

Continua l’analisi di De Zordo “Le dimissioni dell’assessore Fantoni non sembrano potersi ridurre a una lotta tutta interna alle diverse correnti del Pd, ma sono piuttosto la reazione di chi in coscienza non se la sente più di avallare scelte di bilancio che reputa azzardate e strumentali. Le dimissioni di Fantoni vanno per questo prese sul serio anche da chi non fa parte del Partito Democratico, anzi vanno ben capite da tutta la cittadinanza visto che sono motivate da critiche ad un bilancio che è quello del Comune, cioè basato su soldi che sono dei fiorentini e che andrebbero spesi per il bene della collettività. Per questo vanno chiarite le specifiche motivazioni del dissenso con il sindaco Renzi, al quale Fantoni rimprovera di voler anteporre una peraltro innegabile ricerca di visibilità e prestigio personale, rispetto ad una oculata amministrazione delle risorse pubbliche”.

lunedì 26 marzo 2012

A Firenze il "Manifesto degli economisti sgomenti".

per Unaltracittà - lista di cittadinanza Democrazia Km Zero
nell'ambito del ciclo di appuntamenti per approfondire
i temi della crisi economica e finanziaria

organizza l'incontro

Manifesto degli economisti sgomenti

Capire e superare la crisi. Con Andrea Baranes della campagna "Smonta il debito" intervistato da Cristiano Lucchi

introduce Ornella De Zordo

 
mercoledì 28 marzo, ore 16:30
Firenze-Palazzo Vecchio, Sala delle Miniature 
 
 Il Manifesto degli economisti sgomenti (Minimun fax) è un libro essenziale per diverse ragioni. Innanzitutto è un vademecum chiarissimo per chi vuole mantenere un occhio critico sulla realtà: in dieci concisi capitoli smentisce altrettante false certezze sulla crisi economica che sentiamo ripetere, indiscusse, sui media: dall’idea che «i mercati finanziari sono efficienti» a quella che «l’aumento del debito pubblico è il risultato di una spesa eccessiva». In secondo luogo è la proposta concreta di una serie di misure economiche da adottare invece di quelle fallimentari adoperate finora. Infine è una guida a una serie di pratiche che ogni giorno ciascuno di noi, nel suo piccolo, può mettere in atto, per costruire insieme un’economia diversa e migliore.

La crisi che attraversiamo si sta rivelando uno tsunami capace di distruggere economie di intere nazioni come la Grecia, mettere in discussione la tenuta stessa dell’Unione Europea, portare anche l’Italia a un crac sociale di dimensioni imprevedibili. Le ricette delle istituzioni sono ben note: salvataggio delle banche a tutti i costi, fiducia cieca nella stessa bolla finanziaria che ha creato il disastro, e politiche di austerity che acuiscono il conflitto sociale. Ma nel frattempo si sta diffondendo una sensibilità diversa, alternativa al neoliberismo, secondo la quale è necessario porre delle regole alla finanza globale in nome di una società più equa.

Questo libro, originariamente uscito in Francia e pubblicato per la prima volta in italiano da Sbilanciamoci!, viene presentato in una nuova edizione aggiornata e arricchita da un contributo inedito di Andrea Baranes.

sabato 24 marzo 2012

L'art. 18 non si tocca. Lunedì 26 presidio a Firenze.

Partiti politici, associazioni e movimenti hanno indetto un presidio per protestare contro il progetto del governo di cancellare, o comunque stravolgere, l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Noi come Alternativa Toscana non possiamo che aderire, l'appuntamento è per luned' 26 marzo alle 18 davanti alla prefettura di Firenze in via Cavour. Ecco il testo del comunicato congiunto.

L’art. 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici obbliga le imprese con più di 15 dipendenti a reintegrare il lavoratore licenziato senza giusta causa o giustificato motivo, a differenza delle imprese più piccole che per lo stesso arbitrio vengono punite con una sanzione economica. Il limite dei 15 dipendenti fu un compromesso accettato nel presupposto che nelle piccole imprese il contatto diretto fra imprenditore e lavoratore pretendesse fra i due soggetti un diretto rapporto fiduciario.

E’ solo la forza di quella sanzione che fonda la libertà del lavoratore nel posto di lavoro, che gli consente di esprimersi, di organizzarsi, di rivendicare individualmente e collettivamente i propri diritti. Venendo meno quella sanzione, il lavoratore non ha alcuna possibilità di difesa e resta condannato ad una totale subalternità.

L’art. 18 è figlio della nostra Costituzione. Tutti i suoi articoli che trattano del lavoro, ad iniziare dal primo, divengono lettera morta se l’art. 18 dello Statuto viene manomesso nella sua essenza.

L’art. 18 non è né un privilegio, né un tabù. E’ semplicemente la condizione necessaria per la libertà del lavoro, libertà cui dovranno avere diritto anche coloro che oggi del lavoro sono privi. E’ un principio di civiltà. Coincide pienamente con l’interesse generale del Paese.

Per questi motivi, nella trattativa in corso fra Governo e parti sociali, non abbiamo apprezzato l’invito a trovare “comunque” un accordo  a fronte di ipotesi, come quelle prospettate dal Governo, che minano alla radice la libertà del lavoratore e violano lo spirito e la lettera della nostra Costituzione.

I lavoratori hanno già pagato a caro prezzo la crisi, molto più di qualunque altro gruppo sociale. Non è ammissibile che si voglia espropriarli persino dell’unico diritto che nel posto di lavoro, dove si consuma gran parte della loro vita, permette loro di essere e di sentirsi persone libere.

Dichiariamo, perciò, il pieno sostegno alle lotte che i sindacati e le rappresentanze dei lavoratori decideranno, ad iniziare dallo sciopero generale proclamato dalla CGIL, e annunciamo fin d’ora la nostra intenzione di promuovere un referendum abrogativo delle norme che lo dovessero in tutto o in parte compromettere.

PER PROTESTARE CONTRO L’ATTACCO ALL’ART.18 ED AI DIRITTI DEI LAVORATORI

invitiamo tutte/i

LUNEDÌ 26 MARZO ALLE ORE 18 AL PRESIDIO DAVANTI ALLA PREFETTURA di FIRENZE, via Cavour


Casa della Sinistra di Firenze e Fiesole - Federazione della Sinistra · Sinistra Ecologia Libertà, Italia dei Valori · perUnaltracittà - lista di cittadinanza · SUP rete@sinistra, Comitato per la difesa della Costituzione · Carovana per la Costituzione

venerdì 2 marzo 2012

Firenze, convegno sulle "Grandi Opere Inutili"

A Firenze sabato 3  e domenica 4 marzo si terrà un convegno sulle "Grandi Opere Inutili" e sulla progettazione alternativa del territorio. Ecco il programma dettagliato:

Sabato 3 marzo
ore 9.00 registrazione
ore 9.30 – 13.00: Le “Grandi Opere Inutili” causa e/o effetto della crisi economica. Coordina Margherita Signorini (Italia Nostra)
  • Tiziano Cardosi, comitato promotore - benvenuto
  • Simona Baldanzi, scrittrice e ricercatrice - il pessimo lavoro nella “grandi opere inutili”; il caso Mugello, dai cantieri TAV a quelli della Variante di Valico
  • Antonio Mazzeo, giornalista - le grandi opere come ingresso privilegiato delle mafie nell'economia globale
  • Winfried Wolf, economista trasporti - la crisi economica, l'incidenza delle grandi opere nel debito e nella crisi europea
  • Comitato Stoccarda, un caso di lotta popolare
13.00 pranzo, disponibile mensa Dopolavoro Ferrovieri
ore 14,30 – 18.30: Le “Grandi Opere Inutili”, la truffa del modello TAV e della Legge Obiettivo, un quadro normativo da rivoluzionare. Coordina Ornella De Zordo (perUnaltracittà)
  • Alberto Ziparo urbanista, la Legge Obiettivo: infrastrutture contro la pianificazione
  • Ivan Cicconi, esperto lavori pubblici - l'appalto come strumento di ristrutturazione economica e la finanziarizzazione delle grandi opere
  • Giorgio Cremaschi sindacalista, le grandi opere e il lavoro, la finanza come strumento distruttivo della società, per una nuova prospettiva ambientale e sociale
  • Domenico Gattuso pianificazione trasporti, le grandi opere e la distruzione del sistema di mobilità italiano
  • Winfried Wolf, l'Europa e la politica delle infrastrutture, il caso Italia e Germania, prospettive per il futuro
ore 20.00 cena su prenotazione (Elena 338 2830971)

Domenica 4 marzo
ore 9.30 – 13.30: Le “Grandi Opere Inutili” e la crisi della democrazia; la “progettazione alternativa diffusa” come modello di ricostruzione sociale. Coordina Anna Pizzo (democrazia Km0)
  • Paolo Cacciari giornalista, il monopolio delle decisioni, il potere delle grandi imprese, la marginalizzazione dei cittadini, il tecnico come strumento di appropriazione delle decisioni
  • Gianna De Masi movimento NO TAV, La Valsusa: dalla partecipazione alla democrazia reale
  • Giorgio Pizziolo urbanista, la progettazione dal basso e diffusa come alternativa alla partecipazione fittizia
  • interventi e dibattito

Ogni contributo sarà intervallato dall'intervento di un comitato. Interventi e dibattito saranno concentrati soprattutto nella sessione di domenica mattina, 4 marzo.
Tra i comitati partecipanti, movimento NOTAV Valsusa, Friuli e Veneto, comitato S21 Stuttgart, comitati della Piana, L'Aquila, Stop that Train, autostrada A11, Pedemontana, Cispadana, Tirrenica, fermalabanca che distrugge il territorio, BreBeMi. Tangeziale Est TO, lavoratori Breda Ansaldo, Ampugnano, NO Mose...

Per il pomeriggio di domenica 4 è prevista una passeggiata nel centro storico di Firenze per vedere alcuni aspetti meno conosciuti della città. A seguire aperitivo presso la libreria Cuculia in via dei Serragli 3r.

martedì 14 febbraio 2012

Giulietto Chiesa a Firenze

Venerdì 17 febbraio è previsto un doppio incontro con il Presidente di Alternativa Giulietto Chiesa. Alle 16:30, all'interno del ciclo di conferenze organizzatie da perUnaltracittà si terrà l'incontro:


Debito pubblico tra informazione e mistificazione 


colloquio con Maurizio De Zordo

Firenze - Palazzo Vecchio, 3° piano, Sala delle Miniature


Non guardate il dito, guardate la Luna. E tenete la mano sul portafoglio. Perché questo 2012 preannuncia grosse sorprese. Parleremo di informazione e di numeri che sembrano spiegare bene cos’è il dito e cos’è la Luna. Il dito siamo noi, l’Europa. Che è stata appena bombardata. Gli stormi di bombardieri della Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch hanno appena affondato la Grecia e colpito altri sette paesi europei: Francia, Italia, Austria, Spagna, Portogallo, Cipro, Malta, Slovacchia e Slovenia.

Ma è utile dare un’occhiata anche ai bombardieri. Che hanno preso il volo dalle borse di Londra e di Wall Street. E qui entra in gioco il ruolo dell'informazione, sempre meno libera e indipendente. Come raccontano la grande crisi finanziaria ed economica i giornali e le televisioni italiane? Perchè sono tutti allineati sulla proposta neoliberista? Come è possibile informarsi decentemente sul nostro destino, sul nostro futuro, in definitiva su ciò che sarà la nostra vita?

Ne parliamo con Giulietto Chiesa, giornalista, che nel 2010 ha fondato il laboratorio politico-culturale Alternativa e animatore dell'esperimento di Pandora Tv, "uno spazio multimediale di comunicazione indipendente e contrapposto alla Grande Fabbrica dei Sogni e della Menzogna".


Alle 21:15, presso la Casa del Popolo SMS di Peretola, si terrà invece la presentazione del Laboratorio Politico Alternativa e un dibattito sui principali temi della crisi globale, finanziaria e politica.

Il volantino dell'avvenimento.

lunedì 6 febbraio 2012

Presentazione del libro "Il grande saccheggio. L'età del capitalismo distruttivo".


per Unaltracittà - lista di cittadinanza Democrazia Km Zero
nell'ambito del ciclo di appuntamenti per approfondire
i temi della crisi economica e finanziaria

organizza l'incontro

Il grande saccheggio. L'età del capitalismo distruttivo.

Piero Bevilacqua presenta il suo libro (Laterza, 2011) in dialogo con Ilaria Agostini.

introduce Ornella De Zordo.

martedì 7 febbraio, ore 16:30
Firenze-Palazzo Vecchio, Sala delle Miniature

Il capitalismo è entrato in un’epoca di distruttività radicale: dissolve le strutture della società, cannibalizza gli strumenti della democrazia, destruttura il lavoro, consuma il territorio, desertifica il senso della vita. Produce una ricchezza straripante di beni che non liberano dalla precarietà, ma obbligano a un lavoro crescente, a rapporti umani mercificati e privi di senso. Il culto dell’individualismo, che esorta al consumismo senza limiti, è in conflitto con l’interesse generale: mentre spinge alla solitaria soddisfazione di ognuno, compromette alla radice la possibile felicità di tutti. È altra invece la direzione di marcia richiesta da un approdo più avanzato di civiltà. L’utilizzo dei beni comuni richiede non il possesso, ma la condivisione d’uso, non la predazione individuale, ma il godimento collettivo. Questa nuova dimensione pubblica della ricchezza deve oggi trovare il linguaggio che l’esprime, le parole capaci di raccontarla.

lunedì 30 gennaio 2012

Presentazione del libro "Le conseguenze del cemento".

per Unaltracittà - lista di cittadinanza Democrazia Km Zero
nell'ambito del ciclo di appuntamenti per approfondire
i temi della crisi economica e finanziaria

organizza l'incontro


Europa tossica: crisi del capitalismo, crisi del debito, crisi della politica

L'Italia: una Repubblica fondata sul cemento

Luca Martinelli presenta il suo libro "Le conseguenze del cemento" (Altreconomia 2011) intervistato da Andrea Saladini del Dottorato in Progettazione Urbanistica e Territoriale dell'Università di Firenze. 

martedì 31 gennaio
Firenze - Palazzo Vecchio, 3° piano, Sala delle Miniature 
 
Palazzi, svincoli, centri commerciali, cave. Chi fa affari col cemento fa pagare i costi ai cittadini. E lo chiama "Sviluppo". Da vent’anni in Italia si gira un film che sembra pura fantascienza, ma poi si trasforma in thriller. Il titolo è “cementificazione” e la trama è fatta di speculazioni, interessi, paesaggi deturpati da ruspe e colate.

Gli attori sono molti: banchieri, archi-star, immobiliaristi, politici, cavatori e cementieri.

Ma i costi di questa pellicola sono tutti sulle spalle dei cittadini, di oggi e anche di domani. Come in tutti i lungometraggi che si rispettino non mancano i colpi di scena. Porti turistici, campi da golf, stadi, autodromi: è il “cemento che non ti aspetti”. A un certo punto, però, arrivano i nostri: centinaia di comitati che in tutto il Paese si battono contro la devastazione del territorio. E spesso vincono.

Tre anni di lavoro, decine di viaggi in tutta Italia: un’inchiesta straordinaria che traccia il quadro del saccheggio al panorama italiano, ne spiega le motivazioni, svela gli interessi in gioco, individua le responsabilità, nome per nome.


mercoledì 18 gennaio 2012

TAV, l'attacco di Cicconi: "Costerà agli italiani 93 miliardi."

Riprendiamo dal quotidiano online stamptoscana l'articolo che riassume l'intervento di Ivan Cicconi all'incontro pubblico promosso da perUnaltracittà di cui avevamo dato notizia anche noi.

Circa 93 miliardi di Euro. Tanto arriverà a costare l'intero progetto dell'Alta Velocità in Italia che, in partenza, doveva comportare una spesa di circa 14,5 miliardi . La denuncia è di Ivan Cicconi, uno dei massimi esperti di appalti del paese, autore de “Il libro nero dell'Alta Velocità”. Chiamato a dibattere dal gruppo consiliare per Unaltracittà per discutere di debito pubblico ed enti locali in Palazzo Vecchio, il presidente della Stazione Appaltante della regione Calabria si concentra sulla questione a lui più cara, quella dell'architettura finanziaria della Grande Opera. Dito puntato contro i sistemi di finanziamento e appalto della Tav, rispettivamente chiamati “project financing” e “general contractor”.  “La madre di tutte le bugie” - Così la definisce nel suo libro e così la ribadisce di fronte ai giornalisti. La modalità con cui l'Alta Velocità è stata finanziata in Italia, il project financing, è – secondo Cicconi - «La madre di tutte le bugie». Perché? Spiega Cicconi: «Quando nel 1991 è stato presentato il progetto Alta Velocità (con delibera delle FS n° 971, ndr) ci hanno raccontato che esso sarebbe stato finanziato per il 60% da privati. In realtà, questo finanziamento non c'è mai stato».
La società a capitale misto che è stata fondata appositamente dalle Ferrovie dello Stato con l'incarico di costruire l'Alta Velocità è la famosa TAV SpA, la quale ha attivato i prestiti per conto dei privati, riferisce Cicconi, «con garanzia totale dello Stato. I debiti e i prestiti attivati verso le banche per il 60% privato in realtà erano debiti pubblici garantiti dallo Stato, presente in TAV SpA tramite FS». A suffragare l'ipotesi di Cicconi è stato direttamente l'attuale presidente della regione Liguria Claudio Burlando, il quale ai tempi del primo governo Prodi ammise in un convegno sulla mobilità svoltosi a Milano nel marzo del 1998 che «quando siamo andati a vedere abbiamo constatato che era una cosa falsa, è bene che si sappia che è finita la quota pubblica del 40%, mentre il 60% dei privati non si è mai visto».
Il problema del general contractor –  Altro responsabile della vertiginosa lievitazione dei costi, sempre secondo Cicconi, è il sistema con cui sono stati affidati gli effettivi lavori di costruzione dell'Alta Velocità, quello del general contractor, nato proprio nel 1991 in occasione del progetto AV ed istituzionalizzato nel 2001 con la c.d. Legge Obiettivo. Con il sistema del general contractor il committente, ovvero TaV SpA, trasferisce tutti i suoi poteri (pianificare, progettare, realizzare, controllare i lavori) al contraente generale. «Essendo retribuito al 100% dal committente, il general contractor ha tutto l'interesse a far durare molto e a far costare tantissimo la costruzione dell'opera». Inoltre, vedendosi accreditato anche il controllo dei lavori, il general contractor di fatto controlla sé stesso, avendo avuto nel caso della Tav secondo Cicconi «scarso interesse nel controllare ma molto nel far lievitare i prezzi».
Bologna-Firenze, sottoattraversamento e stazione Foster - Il risultato del general contractor, insiste Cicconi, «è nei dati che nessuno ormai può contestare. I contratti affidati nel 1991 sono lievitati del 400% e nel caso della Firenze-Bologna del 500%. In tutto, da 28.000 miliardi di Lire siamo passati a 180mila miliardi». La Corte dei Conti ha parlato nel 2008 di una «rottura del patto intergenerazionale» per i debiti accumulati con il sistema ad Alta Velocità. Una rottura che a livello di costruzione pratica sta andando avanti, con il sottoattraversamento di Firenze e la stazione Foster. A questo proposito Cicconi ha ricordato che «siamo l'unico paese al mondo che sta realizzando una stazione dedicata per l'Alta Velocità, che è una contraddizione di termini, perché essa avrebbe dovuto essere integrata al 100% con le stazioni fiorentine di passaggio». Consigliata probabilmente dal «comitato per i nodi dell'Alta Velocità, costituito nel 1992 dall'a.d. FS Lorenzo Necci, e formato tra gli altri da Susanna Agnelli e dall'Architetto Renzo Piano, essa rappresenta solo un affare non funzionale alla mobilità: un centro commerciale».

sabato 14 gennaio 2012

Il debito pubblico e gli enti locali

per Unaltracittà - lista di cittadinanza Democrazia Km Zero
nell'ambito del ciclo di appuntamenti per approfondire
i temi della crisi economica e finanziaria

organizza l'incontro


Europa tossica: crisi del capitalismo, crisi del debito, crisi della politica

Il debito pubblico e gli enti locali

con Ivan Cicconi, autore de "Il libro nero dell'alta velocità, ovvero il Futuro di Tangentopoli diventato storia".

Interviene Tiziano Cardosi, introduce Ornella De Zordo

martedì 17 gennaio, ore 16:30
Palazzo Vecchio, 3° piano, Sala delle Miniature


Un viaggio inquietante tra aziende partecipate, project financing, esternalizzazioni. Il debito pubblico usato per finanziare la speculazione finanziaria è diventato il male assoluto. Ma da dove arriva questo macigno, con quali meccanismi si è formato, come si riproduce? E dove è nascosta quella grossa fetta di debito che oggi esiste ma non è ancora conteggiata nel bilancio dello stato?

Alcuni meccanismi che generano debito sono infine legati al bilancio degli enti pubblici: dal project financing all'intrico delle aziende partecipate.

La legislazione vigente, inoltre, spinge ulteriormente i Comuni a indebitarsi a tutto svantaggio per i cittadini. Conoscere e capire il baratro in cui ci ha spinto la favola liberista (privatizzazioni comprese) è un passo importante per uscire dalla crisi economica e da quella della democrazia.


giovedì 12 gennaio 2012

"Grande Opera Italia", a cura del gruppo urbanistica perUnaltracittà

del GRUPPO URBANISTICA*** di perUnaltracittà, lista di cittadinanza, Firenze.


La manovra “salva Italia” potrebbe rappresentare un’occasione unica per una crescita culturale, economica ed occupazionale, se – come da molte parti è già stato sottolineato – si assumessero come Grande Opera gli interventi pubblici e collettivi di risanamento del territorio e di promozione del patrimonio. In termini meramente economici si potrebbe sostenere che la stessa natura dei luoghi, il paesaggio, il patrimonio culturale e artistico, le abilità ancora diffuse nelle popolazioni costituiscono la materia prima e la risorsa che sono proprie e intrinseche al paese. Il loro utilizzo a tutti i livelli, da quello delle abilità artigiane capaci di intervenire sul patrimonio paesistico, a quelle culturali e scientifiche che possono sostenere le innovazioni tecnologiche appropriate al potenziamento del patrimonio stesso, alle tecniche ecologiche di intervento, alle opportunità di sperimentazione e propagazione di differenti modalità di produzione in agricoltura, nei servizi e nell’istruzione, costituisce in sé un’opportunità irripetibile e concreta per una Grande Opera Italia. Che richiede investimenti e attenzioni pubbliche significativi, ma che offre rendimenti sicuri e di lungo respiro.

Per capire la straordinaria valenza di questo tipo di opera di reale interesse pubblico, basta fare il confronto con le “grandi opere pubbliche” generalmente prese in considerazione e finanziate, esaminandole da diversi punti di vista.

La grande opera infrastrutturale: si tratta in genere di interventi localizzati, ma di grande impatto, che non tengono conto a sufficienza dei luoghi che investono alterandoli profondamente, e ancor meno delle conseguenze. Spesso sono privi delle valutazioni obbligatorie a livello europeo e generalmente invocano il superamento delle verifiche e degli accertamenti, in realtà tanto più necessari perché non sono stati effettuati quando di dovere. Le finalità sono date per scontate, ma gli studi delle alternative possibili raramente vengono mai effettuati.

Nella maggior parte dei casi le grandi opere si risolvono in operazioni di distruzione di risorse ambientali, culturali ed economiche, con grave danno delle popolazioni insediate.

Per grande opera di risanamento e di promozione del territorio si intende invece un intervento vasto, multifunzionale e multisettoriale, che si esercita o su strutture ecologiche complesse (fiumi, bacini idrici, catene montuose, ecc.) o su un’area antropica di pregio e/o problematica (aree metropolitane). Aspetti ambientali e socioeconomici sono considerati in un’unica dimensione di riqualificazione integrata: le opere di intervento sono diffuse e mirano, dopo una prima fase di avvio, ad una rinascita autonoma.

La grande opera infrastrutturale è esposta ad ogni tipo di infiltrazione, anche mafiosa, e quasi sempre generatrice di speculazioni a danno dello Stato, a maggior ragione quando si usano procedure tipo Project financing o moltiplicazione dei budget (tutte regolari, per carità!); comporta il subappalto, il lavoro standardizzato, senza alcuna ricaduta economica sul territorio, e un’attività occupazionale che si esaurisce un se stessa.
L’opera di risanamento territoriale è invece distribuita e diffusa sul territorio, realizzabile anche per gradi e per processi di intervento monitorati nel tempo; comporta un coinvolgimento di lavoro differenziato, che coinvolge i saperi locali, e che è destinato a riprodursi e ad evolvere nel tempo, producendo attività ed economie durevoli, oltreché un numero di persone impiegate di gran lunga superiore all’altro modello.

Questi due diversi modi di intervenire sulla realtà, sia ambientale che socioeconomica, si riflettono anche su altri aspetti della manovra di Monti. Ad esempio sulle alienazioni del patrimonio pubblico: una cosa è vendere per fare cassa, altra cosa è usare il vasto e straordinario patrimonio pubblico italiano all’interno della grande opera pubblica e collettiva che proponiamo al fine della promozione del patrimonio stesso e per le attività di risanamento di un territorio compromesso, quali ad esempio le rive dei fiumi o le coste marine. Gli utili di questa soluzione, anche economici, in una logica sequenza temporale, sono evidenti.

Ma, come si è detto, tutto ciò consentirebbe inoltre di attivare una crescita anche nei comportamenti delle comunità italiane nei confronti del riconoscimento del territorio e del patrimonio come beni comuni della popolazione; le comunità potrebbero così affrontare e risolvere correttamente la questione del ciclo delle acque dando un esito positivo ai referendum del 2011, fino a comprendere molteplici forme di una relazione ritrovata tra popolazione e proprio insediamento, che costituisce la garanzia più sicura per il rinnovamento nel tempo delle risorse divenute appunto bene comune, e per lo sviluppo di economie su una materia prima irripetibile e legata alla vita di ognuno.

Infine, è interessante, e importante, considerare che l’opera infrastrutturale non è partecipata se non in termini di ricerca del consenso, è molto rigida ed autoritaria; la grande opera pubblica e collettiva si presta invece ad una democrazia partecipata, sia di livello intercomunale, magari anche con organismi a suffragio diretto – lontani dalla logica dei carrozzoni (Ato e simili, per rifiuti, energia ecc.) e ancora di più dalla logica delle Agenzie e delle Aziende territoriali pubbliche e private – per promuovere forme di democrazia attiva basata su Patti partecipativi condivisi, costruiti sulla base di programmi per la promozione del territorio, ormai riconosciuto consapevolmente ed operativamente come Bene Comune. Questa sì che sarebbe la vera riforma strutturale che, avviatasi in alcune realtà peninsulari, porrebbe l’Italia all’avanguardia dei paesi in via di liberazione dalla crisi neoliberista .

*** Giorgio Pizziolo, Ilaria Agostini, Daniele Vannetiello, Antonio Fiorentino, Maurizio De Zordo, Tiziano Cardosi, Alma Raffi, Franca Gianoni, Francesco D’Angelo, Rita Mencarelli, Giandomenico Savi.

sabato 10 dicembre 2011

Presentazione del libro "Autopsia della politica italiana".

per Unaltracittà - lista di cittadinanza Democrazia Km Zero
nell'ambito del ciclo di appuntamenti per approfondire
i temi della crisi economica e finanziaria

organizza l'incontro


Europa tossica: crisi del capitalismo, crisi del debito, crisi della politica

Autopsia della politica italiana

con gli autori Cristiano Lucchi e Gianni Sinni e l'intervento di Vittorio Alvino, presidente di openpolis.

introduce Ornella De Zordo

martedì 13 dicembre, ore 16:30
Palazzo Vecchio, 3° piano, Sala delle Miniature


Autopsia della politica italiana è una raccolta di di 38 vivaci e rigorose infografiche che accompagnano cittadini e lettori in un percorso di approfondimento degli sprechi e dei costi del sistema politico-istituzionale italiano. Prima uscita della nuova collana “Atlanti civili” fa emergere con chiarezza l’azione perversa di una Casta – politici, amministratori e relativo sottobosco – che ogni anno costa ai contribuenti la cifra astronomica di 23 miliardi di euro. Sotto i riflettori un Sistema che negli ultimi anni ha contribuito in maniera determinante al progressivo declino dell’intero paese: sprechi e privilegi; corruzione ed evasione fiscale; indennità, consulenze e appalti esorbitanti; l’inganno dei derivati, il conflitto di interessi e l’assenza di trasparenza; i costi degli Enti locali, delle Agenzie, delle consulenze fino alla computazione degli oneri verso lo Stato del Vaticano. Ad emergere è il distacco enorme tra la Casta e il Paese reale, tra i politici di professione e cittadini indignati a cui è sempre più necessario dotarsi di informazioni in grado di restituire compiutamente il disastro culturale, politico ed economico a cui è costretto il nostro Paese.



giovedì 17 novembre 2011

Incontro con gli autori de "La furia dei cervelli"

perUnaltracittà - lista di cittadinanza Democrazia Km Zeronell'ambito del ciclo di appuntamenti per approfondire i temi della crisi economica e finanziaria



organizza l'incontro



Europa tossica: crisi del capitalismo, crisi del debito, crisi della politica



La furia dei cervelli



Ilaria Agostini intervista gli autori Roberto Ciccarelli e Giuseppe Allegri



introduce Ornella De Zordo






sabato 19 novembre 2011, ore 16.00
Palazzo Vecchio, 3° piano, Sala delle Miniature






La «furia dei cervelli» si è manifestata nelle mobilitazioni dei lavoratori della conoscenza in difesa di scuola e università pubbliche, in quelle del lavoro autonomo e delle partite iva, dei lavoratori dello spettacolo al Teatro Valle di Roma o dei freelancers statunitensi dal 1995 organizzati in sindacato. Parte più attiva e indipendente della società, dagli autori del libro definita «Quinto Stato», è un’intelligenza diffusa che la politica di sinistra, priva degli strumenti culturali necessari per risvegliarsi dopo un’agonia ventennale, non riesce ad impiegare.
Il libro, che individua nel furore l’unica matrice del cambiamento, inizio dell’autotrasformazione e della liberazione dai peccati altrui, formula proposte condivise che rendano possibile 
istituire le tutele essenziali – a partire dal reddito di base – come
accesso a una piena cittadinanza sociale, e indaga modalità e pratiche per scongiurare l’incubo di un nuovo governo neo-centrista esecutore delle politiche di austerity pretese dall’Unione Europea.


Terre di scavo cantieri Tav, oplà, non sono più rifiuti

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo comunicato stampa di perUnaltracittà - Lista di cittadinanza, che riguarda una grave decisione presa dal Ministero dell'Ambiente proprio poche ore prima che il titolare fosse sostituito.

L'ex ministro Prestigiacomo, dopo un triennio in cui si è contraddistinta per assenza in qualsiasi materia di sua competenza (?), alluvioni, difesa del suolo, frane, è riuscita alla fine a dare un senso al suo mandato. Pessimo, il segno e il mandato.
Con un trucchetto ha cambiato i parametri per la definizione dei "rifiuti", così le terre di scavo del tunnel TAV di Firenze non sono più, come fino a due giorni fa, rifiuti speciali, e possono essere tranquillamente trasportati alla ex miniera di Cavriglia. E non perchè sono cambiate le caratteristiche di quelle terre contaminate con additivi necessari per l'azione della fresa, semplicemente perchè si chiamano in modo diverso.
Certo, Ministro, a pensarci prima!, poteva suggerirlo al tempo dell'emergenza rifiuti a Napoli: bastava cambiare il nome e l'emergenza era già finita, altro che i fantomatici tre giorni promessi dal suo Presidente!

lunedì 31 ottobre 2011

Joseph Halevi a Firenze

perUnaltracittà - lista di cittadinanza | Democrazia Km Zero
nell'ambito del ciclo di appuntamenti per approfondire i temi della crisi economica e finanziaria

organizza l'incontro

Europa tossica: crisi del capitalismo, crisi del debito, crisi della politica

DE-FINANZIAMO L'ECONOMIA DEGLI STATI
Pierluigi Sullo intervista l'economista Joseph Halevi
Introduce Ornella De Zordo


Giovedì 10 novembre 2011, ore 16.30
Palazzo Vecchio, Sala delle Miniature


La crisi economica in Europa è la crisi del debito sovrano, ma è anche una crisi di sistema, e l'Italia è uno degli epicentri. La Banca centrale europea e le istituzioni sovranazionali dettano ricette agli Stati fondate sull'erosione dei diritti e la riduzione del welfare. Dove condurrà una simile politica economica? Saprà risolvere gli attuali problemi o aggraverà la situazione di milioni persone? Ne parliamo con Joseph Halevi, un'occasione unica per incontrare l'economista dell’Università di Sydney, per poche settimane in Italia, uno dei pochi che ha sapauto prevedere con molto anticipo la crisi esplosa nel 2008 e che ha denunciato l'uso della "cartaccia" finanziaria che ha gonfiato i bilanci di banche e fondi di investimento.

mercoledì 9 marzo 2011

Firenze,Convegno "La nostra salute e l'ambiente metropolitano: minacce e difese"

perUnaltracittà - lista di cittadinanza

Come ci si difende da smog e inquinamento in città?
Quali le minacce alla nostra salute?
Come deve intervenire la politica?

perUnaltracittà vi invita a partecipare al Convegno

La nostra salute e l'ambiente metropolitano: minacce e difese
2 aprile 2011
, ore 10.00 - 13.00; Palazzo Vecchio - Salone de' Dugento, Firenze

Accetta l'invito su: http://www.facebook.com/event.php?eid=167768329940633
Aggiornamenti su: http://bit.ly/ilconvegno

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Introduce: Gian Luca Garetti (Medicina Democratica-ISDE)
Coordina: Valeria Nardi (Coordinamento Comitati Piana Fi-Po-Pt)

intervengono:

Ernesto Burgio (coordinatore Comitato Scientifico ISDE)
"Inquinamento urbano: quali sono i veri rischi per la salute?"

Maria Grazia Petronio (vice presidente ISDE Italia)
"Inquinamento urbano: le morti evitabili”

Giorgio Pizziolo (urbanista, Università di Firenze)
"Territorio e salute: il caso della Piana"

Tiziano Cardosi (Comitato contro il sottoattraversamento Tav)
"Controlli cantieri Tav: un gran polverone"

Giandomenico Savi
(architetto)
"Il verde e la nostra salute"

Conclusioni
Ornella De Zordo, capogruppo perUnaltracittà

E' stata invitata la Rete No Smog Firenze

***

A cura di perUnaltracittà
in collaborazione con Medicina democratica - sezione Pietro Mirabelli - Firenze
Coordinamento Comitati della Piana Fi-Po-Pt
Comitato contro il sottoattraversamento Tav Firenze
Comitato Sansalvichipuò

giovedì 30 dicembre 2010

Firenze, il 19 gennaio convegno sulle grandi opere.

GRANDI OPERE
impatti, problemi, affari

Perché il progetto di attraversamento AV di Firenze dovrebbe costare dieci volte più di quanto possibile?

Un viaggio nella politica e nell'economia italiana degli ultimi 15 anni per capire i cambiamenti avvenuti nel settore delle infrastrutture, come queste hanno perduto ogni collegamento con la realtà per divenire strumento di ristrutturazione sociale e un grave problema per la democrazia in Italia, come è cambiata l'impresa italiana trasformatasi da produttrice manifatturiera a divoratrice di territorio, come è cambiata la politica che ha abiurato il suo ruolo di programmazione e di indirizzo per diventare cinghia di trasmissione del sistema delle grandi opere inutili, come il mondo oscuro dell'economia delle varie mafie ha fatto il suo trionfale ingresso nell'economia italiana.


Relatori:

Alberto Ziparo, urbanista
Ivan Cicconi, esperto lavori pubblici e infrastrutture
Ferdinando Imposimato, magistrato, ex membro della commissione antimafia


Seguirà dibattito con rappresentanti di movimenti politici e ambientalisti italiani.

19 gennaio 2011,
ore 15:00

Gruppo Tecnico di Studio del Sottoattraversamento AV di Firenze

Comitato contro il Sottoattraversamento AV di Firenze

con la collaborazione dei gruppi consiliari

perUnaltracittà


Sinistra e Libertà


Gruppo Spini per Firenze




martedì 23 novembre 2010

Finanziaria di pace, De Zordo: "Il parlamento blocchi l'acquisto dei 131 caccia F35"

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo:

Comunicato stampa perUnaltracittà
Lista di cittadinanza - Firenze


Ornella de Zordo a nome della lista di cittadinanza perUnaltracittà ha scritto a deputati e senatori impegnati nell'approvazione della Finanziaria affinché sia bloccato l'acquisto dei 131 cacciabombardieri F35 Joint Strike Fighter che impegneranno il nostro paese fino al 2026 con una spesa di oltre 15 miliardi di euro. Nel 2011 i costi per la collettività saranno di circa 472 milioni di euro.

Tale spesa, in una Repubblica che "Ripudia la guerra" appare incredibile oltre che fuori luogo. In un momento di grave crisi economica in cui non si riescono a trovare risorse per gli ammortizzatori sociali per i disoccupati e vengono tagliati i finanziamenti pubblici alla scuola, all’università e alle politiche sociali, destinare 15 miliardi di euro alla costruzione di 131 cacciabombardieri è una scelta sbagliata e incompatibile con la situazione sociale del paese.

Chiediamo ai parlamentari che facciano tutto ciò che è in loro potere per non finanziare questi strumenti di morte e così fermare il programma, destinando le risorse risparmiate a programmi alternativi: una parte a iniziative di riconversione civile dell’industria bellica e agli interventi di cooperazione internazionale, che la scorsa manovra finanziaria ha più che dimezzato, e l’altra parte alla scuola, all’università, alla ricerca, alla cultura, alla sanità pubblica e alle energie rinnovabili.

La sottoscrizione di questo appello - lanciato dal sito Peacelink http://www.peacelink.it/nosoldiaF35 - prevede l’invio, in automatico, di una e-mail da parte di ciascun sottoscrittore a ciascuno dei deputati e dei senatori della Repubblica italiana, che si accingono in questi giorni a votare il “Programma di stabilità” per il prossimo anno.