Visualizzazione post con etichetta Giorgio Napolitano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giorgio Napolitano. Mostra tutti i post

martedì 31 luglio 2012

Alternativa sta con Scarpinato!





Il Laboratorio Politico Alternativa esprime la massima solidarietà al Procuratore generale di Caltanissetta, Roberto Scarpinato, vittima di un attacco politico nei giorni scorsi da parte  di Nicolò Zanon, consigliere laico del Csm in quota Pdl, senza che una voce si sia alzata per difenderlo.

«Roberto Scarpinato – afferma Alternativa – ha manifestato, non solo un suo diritto, ma anche un suo dovere: quello di dire la verità e denunciare la vergogna dell’esistenza di un ampio limbo, a conoscenza di tutti, che esiste tra legalità e illegalità, tra Stato e criminalità organizzata. Come, del resto, gli avvenimenti di questi ultimi giorni stanno ampiamente dimostrando con l’interferenza, addirittura, del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nell’indagine sulla trattativa Stato-Mafia».

Alternativa, dunque, sostiene e appoggia l’iniziativa dei 150 magistrati che hanno espresso piena solidarietà a Roberto Scarpinato, chiedendo l’annullamento immediato del procedimento disciplinare a suo carico, ritenendo che «invece di sanzionarlo, bisognerebbe ringraziare Roberto Scarpinato per quello che fa e per quello che ha detto. Questo episodio, invece, dimostra come l’attacco alla libertà e all’indipendenza della Magistratura non fosse un’esclusiva di Silvio Berlusconi, ma un preciso intento da parte dell’attuale sistema di potere, fondato sull’inganno, sulla violenza e sulla menzogna, di difendersi dalle verità che stanno emergendo da molte aule di Giustizia.
Ha ragione Antonio Ingroia – conclude Alternativa – fino a quando avremo verità negate, avremo una democrazia incompiuta».


venerdì 28 ottobre 2011

Buone notizie da Napoli






COMUNICATO STAMPA




Napoli come Parigi, l'acqua è di nuovo pubblica




Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua e il Comitato Acqua Pubblica Napoli salutano con gioia e soddisfazione il voto del Consiglio Comunale di Napoli che ha approvato, sostanzialmente all'unanimità, la trasformazione dell'azienda "Arin S.p.a." in “Acqua Bene Comune Napoli”, un ente di diritto pubblico che gestirà le risorse idriche.
Si tratta delle prima effettiva attuazione del voto referendario, e della volontà di 27 milioni di cittadini, in una grande città: a Napoli l'acqua torna pubblica.
Si compie il primo, storico, passo verso la ripubblicizzazione del servizio idrico nel nostro paese.
Ci aspettiamo adesso che tutte le altre città seguano l'esempio napoletano e che oltre alla ripubblicizzazione si vada nella direzione di una reale partecipazione dei cittadini e dei lavoratori nella gestione del Servizio Idrico Integrato.
Da oggi, 26 ottobre, inizia il percorso della gestione pubblica e partecipata del servizio idrico, a cui tutti i cittadini e tutte le cittadine saranno chiamati a contribuire.
L'acqua torna ed essere un bene comune e nessuno, d'ora in poi, potrà dire che non si poteva fare. Su acqua e referendum indietro non si torna.
Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Comitato Acqua Pubblica Napoli



Napoli, 26 ottobre 2011

mercoledì 20 aprile 2011

Gli allievi di Don Milani scrivono al Presidente Napolitano

(Fonte: Pisanotizie)

"Assistiamo a un uso costante della legge per difendere l'interesse di pochi, addirittura di uno solo, contro l'interesse di tutti"

Ba9623d7519c2362834c2f82f5eebf46
"I Ragazzi di Barbiana", allievi di Don Milani, tra i quali anche Francuccio Gesualdi, fondatore e animatore del centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano, hanno deciso di prendere carta e penna e scrivere una lettera aperta al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. 

Un testo, che pubblichiamo di seguito, in cui si denuncia la corruzione del sistema politico del nostro paese e si lancia un accorato allarme per il pericolo che sta attraversando la nostra democrazia.

Signor Presidente,
lei non può certo conoscere i nostri nomi: siamo dei cittadini fra tanti di quell'unità nazionale che lei rappresenta.

Ma, signor Presidente, siamo anche dei "ragazzi di Barbiana". Benché nonni ci portiamo dietro il privilegio e la responsabilità di essere cresciuti in quella singolare scuola, creata da don Lorenzo Milani, che si poneva lo scopo di fare di noi dei "cittadini sovrani". Alcuni di noi hanno anche avuto l'ulteriore privilegio di partecipare alla scrittura di quella Lettera a una professoressa che da 44 anni mette in discussione la scuola italiana e scuote tante coscienze non soltanto fra gli addetti ai lavori.

Il degrado morale e politico che sta investendo l'Italia ci riporta indietro nel tempo, al giorno in cui un amico, salito a Barbiana, ci portò il comunicato dei cappellani militari che denigrava gli obiettori di coscienza. Trovandolo falso e offensivo, don Milani, priore e maestro, decise di rispondere per insegnarci come si reagisce di fronte al sopruso. Più tardi, nella Lettera ai giudici, giunse a dire che il diritto - dovere alla partecipazione deve sapersi spingere fino alla disobbedienza: "In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l'unico modo d'amare la legge è d'obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste ( cioè quando avallano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate".

Questo invito riecheggia nelle nostre orecchie, perché stiamo assistendo ad un uso costante della legge per difendere l'interesse di pochi, addirittura di uno solo, contro l'interesse di tutti. Ci riferiamo all'attuale Presidente del Consiglio che in nome dei propri guai giudiziari punta a demolire la magistratura e non si fa scrupolo a buttare alle ortiche migliaia di processi pur di evitare i suoi.

In una democrazia sana, l'interesse di una sola persona, per quanto investita di responsabilità pubblica, non potrebbe mai prevalere sull'interesse collettivo e tutte le sue velleità si infrangerebbero contro il muro di rettitudine contrapposto dalle istituzioni dello stato che non cederebbero a compromesso. Ma l'Italia non è più un paese integro: il Presidente del Consiglio controlla la stragrande maggioranza dei mezzi radiofonici e televisivi, sia pubblici che privati, e li usa come portavoce personale contro la magistratura. Ma soprattutto con varie riforme ha trasformato il Parlamento in un fortino occupato da cortigiani pronti a fare di tutto per salvaguardare la sua impunità.

Quando l'istituzione principe della rappresentanza popolare si trasforma in ufficio a difesa del Presidente del Consiglio siamo già molto avanti nel processo di decomposizione della democrazia e tutti abbiamo l'obbligo di fare qualcosa per arrestarne l'avanzata.

Come cittadini che possono esercitare solo il potere del voto, sentiamo di non poter fare molto di più che gridare il nostro sdegno ogni volta che assistiamo a uno strappo. Per questo ci rivolgiamo a lei, che è il custode supremo della Costituzione e della dignità del nostro paese, per chiederle di dire in un suo messaggio, come la Costituzione le consente, chiare parole di condanna per lo stato di fatto che si è venuto a creare. Ma soprattutto le chiediamo di fare trionfare la sostanza sopra la forma, facendo obiezione di coscienza ogni volta che è chiamato a promulgare leggi che insultano nei fatti lo spirito della Costituzione. Lungo la storia altri re e altri presidenti si sono trovati di fronte alla difficile scelta: privilegiare gli obblighi di procedura formale oppure difendere valori sostanziali. E quando hanno scelto la prima via si sono resi complici di dittature, guerre, ingiustizie, repressioni, discriminazioni.

Il rischio che oggi corriamo è lo strangolamento della democrazia, con gli strumenti stessi della democrazia. Un lento declino verso l'autoritarismo che al colmo dell'insulto si definisce democratico: questa è l'eredità che rischiamo di lasciare ai nostri figli. Solo lo spirito milaniano potrà salvarci, chiedendo ad ognuno di assumersi le proprie responsabilità anche a costo di infrangere una regola quando il suo rispetto formale porta a offendere nella sostanza i diritti di tutti. Signor Presidente, lasci che lo spirito di don Milani interpelli anche lei.
Nel ringraziarla per averci ascoltati, le porgiamo i più cordiali saluti.

Francesco Gesualdi, Adele Corradi, Nevio Santini, Fabio Fabbiani, Guido Carotti, Mileno Fabbiani, Nello Baglioni, Franco Buti, Silvano Salimbeni, Enrico Zagli, Edoardo Martinelli, Aldo Bozzolini