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venerdì 22 giugno 2012

Togliete quei bidoni!

Testo della petizione pubblica affinché si liberi il fondale dell'Isola di Gorgona dai bidoni di rifiuti tossici:

Il 17 dicembre 2011 dall'Eurocargo Venezia caddero nel mare in tempesta, al largo della Gorgona, 198 bidoni contenenti sostanze chimiche tossiche.

Al momento sono stati individuati 95 bidoni che, fortunatamente, verranno ripescati in questi giorni e che si aggiungeranno a quello già recuperato da alcuni pescatori.

Ma la vicenda non si può chiudere qua!

Quale sarà la sorte degli altri 102 bidoni che si trovano ancora in fondo al mare?
Chi ne continuerà le ricerche? Chi li individuerà e, soprattutto, chi li recupererà in tempi brevi?

Queste sono alcune delle domande che ci hanno spinto a lanciare una raccolta di firme che vuol unire le livornesi ed i livornesi in una semplice quanto perentoria richiesta:

 TOGLIETE QUEI BIDONI!

E’ un appello che diventerà ancora più forte grazie alla tua firma.

Si tratta di un gesto semplice ma dall’alto significato, un segno di rispetto verso il mare e l’ambiente ma soprattutto un gesto d’amore guardando al futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Firma e fai firmare!

martedì 21 febbraio 2012

Fusti tossici individuati al largo dell'isola di Gorgona.

Ci eravamo precedentemente occupati dei fusti contenenti materiali altamente inquinanti appartenti all'eurocargo Venezia della Grimaldi Lines, che lo scorso 17 dicembre sono finiti in mare in seguito a una mareggiata. Ora emergono nuovi particolari riguardo i 112 fusti contenenti tra gli altri catalizzatori di nichel e molibdeno. Essi, infatti, sarebbero stati individuati a nord-ovest dell'isola di Gorgona, anche se il condizionale è d'obbligo in queste occasioni, visto che è necessario accertarsi che si tratti proprio dei fusti della Grimaldi, e ciò si può fare solo con l'uso di una telecamera che scandagli il fondale, la cui profondità in quel punto supera i 400 metri. Inoltre bisogna incrociare le dita e sperare che i bidoni abbiano retto alla pressione e i materiali non siano già finiti in acqua, senza contare che il recupero risulterà comunque molto difficoltoso. Si tratta in pratica solo di un primo passo, ma il grosso del lavoro resta ancora da fare.
Rimane lo sconcerto per il fatto che a un battello contenente sostanze così inquinanti sia stato concesso di mettersi in mare in quelle condizioni climatiche, oltre che per il ritardo con il quale il gravissimo fatto è emerso. Ciò rende ancora più urgente fare pressione al ministro affinché blocchi le rotte a rischio, impedendo che autentici paradisi naturali come il Santuario dei Cetacei o il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano siano compromessi irrimediabilmente.
Per chi volesse approfondire segnaliamo l'articolo tratto dal sito senzasoste.