rilascio di una quantità rilevante e concentrata di materiale inquinante. In questo caso gli effetti sull’ambiente e la biodiversità potrebbero essere gravi
venerdì 29 giugno 2012
I 72 bidoni tossici non sono stati ancora trovati.
venerdì 22 giugno 2012
Togliete quei bidoni!
Al momento sono stati individuati 95 bidoni che, fortunatamente, verranno ripescati in questi giorni e che si aggiungeranno a quello già recuperato da alcuni pescatori.
Ma la vicenda non si può chiudere qua!
Quale sarà la sorte degli altri 102 bidoni che si trovano ancora in fondo al mare?
Chi ne continuerà le ricerche? Chi li individuerà e, soprattutto, chi li recupererà in tempi brevi?
Queste sono alcune delle domande che ci hanno spinto a lanciare una raccolta di firme che vuol unire le livornesi ed i livornesi in una semplice quanto perentoria richiesta:
TOGLIETE QUEI BIDONI!
E’ un appello che diventerà ancora più forte grazie alla tua firma.
Si tratta di un gesto semplice ma dall’alto significato, un segno di rispetto verso il mare e l’ambiente ma soprattutto un gesto d’amore guardando al futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti.
Firma e fai firmare!
sabato 21 aprile 2012
Bologna-Firenze: incubo Tav. Spesa record e danni ambientali.
Ma
la Tav non ha fatto 'vittime' solo in Appennino. Smottamenti e crepe
in diverse abitazioni si sono registrate sì nei piccoli comuni e nelle
frazioni che corrono vicino alla nuova galleria ma i disagi più
imponenti hanno colpito, e continuano a farlo, proprio la città di
Bologna dove esiste un'intera strada letteralmente devastata dal
cantiere per la costruzione della nuova stazione sotterranea per l'alta
velocità.sabato 18 febbraio 2012
"Toxic Costa": l'inventario di Greenpeace su tutti i veleni della nave.
Qui potete scaricare il rapporto completo stilato da Greenpeace.
sabato 11 febbraio 2012
Appello di Greenpeace al Ministro sulle rotte a rischio
Testo dell'appello:
mercoledì 18 gennaio 2012
Costa Concordia, il comunicato di Greenpeace.
Greenpeace chiede che venga messo a punto e attuato con urgenza un piano per lo svuotamento delle cisterne di carburante della nave e quindi la rimozione della medesima. Lo svuotamento delle cisterne, che potrebbe essere complicato se il carburante – a causa delle basse temperature – avesse assunto una consistenza semi-solida, deve essere avviato immediatamente, prima che eventuali mareggiate infliggano danni strutturali al relitto, causando la dispersione del carburante.
Ancora una volta denunciamo che in un’area teoricamente protetta come il Santuario dei Cetacei non esiste alcuno strumento per bloccare una nave con carico pericoloso se è in corso una tempesta, come nel caso della Grimaldi Lines, o impedire alle navi da crociera di avvicinarsi pericolosamente alla costa, come avvenuto per la Costa Concordia (leggi il rapporto).
Il Santuario dei Cetacei nasce da un accordo tra Italia, Francia e Monaco e dovrebbe tutelare l’Alto Tirreno e il Mar Ligure per le eccezionali caratteristiche ambientali dell’area. Purtroppo, è solo un “parco di carta”, senza alcuna misura di gestione efficace.
lunedì 16 gennaio 2012
Naufragio: dopo la tragedia, il disastro ambientale.
Pubblichiamo l'articolo di Mario Tozzi sul disastro dell'isola del Giglio, già ripreso da Megachip e apparso originariamente sul quotidiano torinese La Stampa.
Dobbiamo constatare con dolore che nell’Italia del terzo millennio non si muore solo per frana o alluvione, ma anche annegati nel mare più frequentato del mondo. Mentre scriviamo sono ancora decine le persone che mancano all’appello, ma le immagini teletrasmesse non mostrano corpi in mare, né ne sono stati raccolti sulla vicinissima riva. Si spera siano stati già tratti in salvo o comunque siano stati già trasferiti, perché sarebbe davvero insopportabile pensare che siano rimasti ancora intrappolati nella nave tragicamente basculata. E non vorremmo scoprire che lo spaventoso incidente della più grande nave da crociera italiana sia dovuto alla volontà di «portare un saluto» agli abitanti dell’isola del Giglio che, siamo sicuri, ne avrebbero fatto volentieri a meno.
Ma il problema è quello delle grandi navi da crociera, che si sono trasformate in veicolo di turismo di massa (da elitarie che erano), e il cui solo equipaggio supera la popolazione residente dell’isola del Giglio stessa. Il problema è quello di un turismo mordi e fuggi che si accontenta di «toccare» più porti in una settimana, come se avvicinarsi a un’isola significhi averla non dico compresa, ma almeno assaggiata. E senza alcun vantaggio economico per le isole, che spesso non hanno nemmeno i porti adatti per ospitare navi di quel genere.
Speriamo poi che le conseguenze negative, dal punto di vista ambientale, siano limitate all’impatto dell’enorme scafo sul fondale. Impatto violentissimo, e reiterato per centinaia di metri, che certamente avrà compromesso a lungo quel breve tratto di fondale. Speriamo cioè che non ci sia sversamento in mare delle oltre 2000 tonnellate di gasolio marino che la nave portava nei suoi serbatoi. In quel caso l’isola del Giglio sarebbe condannata per alcuni anni a non ospitare quasi più nessun ecosistema marino sano.
È bene non dimenticare che un centimetro cubo di petrolio è in grado di ammazzare il 90% della vita di un metro cubo d’acqua. E sarebbe meglio ricordarlo prima di intraprendere rotte di crociera così vicine ai gioielli del nostro Tirreno: Montecristo, Capraia e Pianosa ospitano equilibri delicatissimi che morirebbero per impatti ambientali così devastanti. Naturalmente ciò vale a maggior ragione per le petroliere che incrociano proprio in quei mari ogni giorno dell’anno e il cui traffico dovrebbe essere bandito da quello che resta pur sempre il santuario europeo dei cetacei.
Il recente naufragio della nave Rena in Nuova Zelanda e questo della Costa Concordia ci rammentano che non è necessario essere petroliere per recare morte e distruzione, basta non avere il combustibile abbastanza protetto da reggere a urti simili. L’obbligo di impenetrabilità dei serbatoi dovrebbe essere un requisito indispensabile alla navigazione in certe acque.