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martedì 27 marzo 2012

Sulla riforma del lavoro approvata dal Consiglio dei Ministri.


La cosiddetta riforma del lavoro è la conclusione coerente di un processo iniziato negli anni ‘90 in Italia con l’approvazione del pacchetto Treu. A suo tempo è stata una svolta storica, perché ha inaugurato la stagione del lavoro precario, segnando una discontinuità con la precedente legislazione sul lavoro che, fino agli anni ‘70, si era mossa in continuità con il dettato costituzionale (art. 1, 36, 38, 41).
Una legislazione che valorizzava la dimensione collettiva, muovendo dal presupposto dell’intrinseca debolezza del contratto individuale e della indispensabile necessità del lavoratore di presentarsi al contratto con la garanzia di un patto stipulato in sede collettiva (Contratti nazionali). Una legislazione che valorizzava e rafforzava anche la normativa in materia di tutela fisica del lavoratore.
Con il pacchetto Treu - e successivamente con la legge c.d Biagi (2003), - si opera un vero e proprio capovolgimento del presupposto che aveva ispirato la precedente legislazione del lavoro: si assegna la priorità al mercato, modulando la sorte del lavoratore in base alle mutevoli convenienze aziendali.
Con la crisi finanziaria questo processo ha subito un’accelerazione, di cui è stata protagonista la BCE, con la sua nota “lettera” che prescriveva precisi adempimenti ai governi europei in materia di lavoro.

Vediamo, in sintesi, i punti rilevanti di questa riforma del lavoro:
- Art. 18 – nel caso di licenziamenti per motivi economici non vi è più la possibilità del reintegro al lavoro, ma “ il datore di lavoro può essere condannato solo al pagamento di un’indennità”. Il reintegro è possibile solo nel caso di palesi discriminazioni. Anche per i licenziamenti per motivi disciplinari il giudice potrà scegliere tra reintegro ed indennizzo.
- Nella riforma non è contemplata la soppressione delle 46 tipologie contrattuali esistenti. Rimangono in piedi il lavoro a progetto, contratto a chiamata ecc…
- passaggio dal 2017 dalla mobilità alla assicurazione sociale per l’impiego (Aspi) di norma dura 12 mesi e 18 per gli over 50 (la mobilità durava fino a 4 anni per gli over 50).

Anche quelle norme che sembrano muoversi nella direzione di maggiori tutele per il lavoratore, in realtà interessano forme marginali e ininfluenti del lavoro.

Il mondo politico e sindacale ha enormi responsabilità nell’aver determinato questo esito distruttivo: i suoi esponenti, nella migliore delle ipotesi, hanno fatto finta di non capire che questa deregolamentazione del lavoro iniziata negli anni ‘90 avrebbe trascinato i lavoratori nel baratro.
Ora non ci sono più spazi di trattativa, ogni forma di trattativa è destinata alla sconfitta. E’ necessario quindi respingere l’intero impianto della riforma, e trovare nuove strade da percorrere al di fuori di questi partiti, di questi sindacati e di queste logiche neoliberiste.


Stefania Corucci – Alternativa Toscana

sabato 24 marzo 2012

L'art. 18 non si tocca. Lunedì 26 presidio a Firenze.

Partiti politici, associazioni e movimenti hanno indetto un presidio per protestare contro il progetto del governo di cancellare, o comunque stravolgere, l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Noi come Alternativa Toscana non possiamo che aderire, l'appuntamento è per luned' 26 marzo alle 18 davanti alla prefettura di Firenze in via Cavour. Ecco il testo del comunicato congiunto.

L’art. 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici obbliga le imprese con più di 15 dipendenti a reintegrare il lavoratore licenziato senza giusta causa o giustificato motivo, a differenza delle imprese più piccole che per lo stesso arbitrio vengono punite con una sanzione economica. Il limite dei 15 dipendenti fu un compromesso accettato nel presupposto che nelle piccole imprese il contatto diretto fra imprenditore e lavoratore pretendesse fra i due soggetti un diretto rapporto fiduciario.

E’ solo la forza di quella sanzione che fonda la libertà del lavoratore nel posto di lavoro, che gli consente di esprimersi, di organizzarsi, di rivendicare individualmente e collettivamente i propri diritti. Venendo meno quella sanzione, il lavoratore non ha alcuna possibilità di difesa e resta condannato ad una totale subalternità.

L’art. 18 è figlio della nostra Costituzione. Tutti i suoi articoli che trattano del lavoro, ad iniziare dal primo, divengono lettera morta se l’art. 18 dello Statuto viene manomesso nella sua essenza.

L’art. 18 non è né un privilegio, né un tabù. E’ semplicemente la condizione necessaria per la libertà del lavoro, libertà cui dovranno avere diritto anche coloro che oggi del lavoro sono privi. E’ un principio di civiltà. Coincide pienamente con l’interesse generale del Paese.

Per questi motivi, nella trattativa in corso fra Governo e parti sociali, non abbiamo apprezzato l’invito a trovare “comunque” un accordo  a fronte di ipotesi, come quelle prospettate dal Governo, che minano alla radice la libertà del lavoratore e violano lo spirito e la lettera della nostra Costituzione.

I lavoratori hanno già pagato a caro prezzo la crisi, molto più di qualunque altro gruppo sociale. Non è ammissibile che si voglia espropriarli persino dell’unico diritto che nel posto di lavoro, dove si consuma gran parte della loro vita, permette loro di essere e di sentirsi persone libere.

Dichiariamo, perciò, il pieno sostegno alle lotte che i sindacati e le rappresentanze dei lavoratori decideranno, ad iniziare dallo sciopero generale proclamato dalla CGIL, e annunciamo fin d’ora la nostra intenzione di promuovere un referendum abrogativo delle norme che lo dovessero in tutto o in parte compromettere.

PER PROTESTARE CONTRO L’ATTACCO ALL’ART.18 ED AI DIRITTI DEI LAVORATORI

invitiamo tutte/i

LUNEDÌ 26 MARZO ALLE ORE 18 AL PRESIDIO DAVANTI ALLA PREFETTURA di FIRENZE, via Cavour


Casa della Sinistra di Firenze e Fiesole - Federazione della Sinistra · Sinistra Ecologia Libertà, Italia dei Valori · perUnaltracittà - lista di cittadinanza · SUP rete@sinistra, Comitato per la difesa della Costituzione · Carovana per la Costituzione

martedì 14 febbraio 2012

Giulietto Chiesa a Firenze

Venerdì 17 febbraio è previsto un doppio incontro con il Presidente di Alternativa Giulietto Chiesa. Alle 16:30, all'interno del ciclo di conferenze organizzatie da perUnaltracittà si terrà l'incontro:


Debito pubblico tra informazione e mistificazione 


colloquio con Maurizio De Zordo

Firenze - Palazzo Vecchio, 3° piano, Sala delle Miniature


Non guardate il dito, guardate la Luna. E tenete la mano sul portafoglio. Perché questo 2012 preannuncia grosse sorprese. Parleremo di informazione e di numeri che sembrano spiegare bene cos’è il dito e cos’è la Luna. Il dito siamo noi, l’Europa. Che è stata appena bombardata. Gli stormi di bombardieri della Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch hanno appena affondato la Grecia e colpito altri sette paesi europei: Francia, Italia, Austria, Spagna, Portogallo, Cipro, Malta, Slovacchia e Slovenia.

Ma è utile dare un’occhiata anche ai bombardieri. Che hanno preso il volo dalle borse di Londra e di Wall Street. E qui entra in gioco il ruolo dell'informazione, sempre meno libera e indipendente. Come raccontano la grande crisi finanziaria ed economica i giornali e le televisioni italiane? Perchè sono tutti allineati sulla proposta neoliberista? Come è possibile informarsi decentemente sul nostro destino, sul nostro futuro, in definitiva su ciò che sarà la nostra vita?

Ne parliamo con Giulietto Chiesa, giornalista, che nel 2010 ha fondato il laboratorio politico-culturale Alternativa e animatore dell'esperimento di Pandora Tv, "uno spazio multimediale di comunicazione indipendente e contrapposto alla Grande Fabbrica dei Sogni e della Menzogna".


Alle 21:15, presso la Casa del Popolo SMS di Peretola, si terrà invece la presentazione del Laboratorio Politico Alternativa e un dibattito sui principali temi della crisi globale, finanziaria e politica.

Il volantino dell'avvenimento.

lunedì 23 gennaio 2012

Sgombero in via dei Conciatori

Pubblichiamo l'articolo di altracittà sullo sgombero coatto voluto dal sindaco Renzi, avvenuto giovedì scorso.


Da questa mattina (giovedì nda) è in corso lo sgombero dello stabile occupato in via dei Conciatori. Ci sono state cariche e manganellate, mentre alcune  persone sono salite sul tetto per tentare una estrema resistenza.
Lo sgombero dà seguito all’ordinanza firmata dal Sindaco Renzi, dopo che mesi fa c’era stata la vendita dell’immobile, al prezzo irrisorio per il centro storico di 1150€ a metro quadrato.
La proposta di autorecupero dell’edificio da parte del ‘Progetto Conciatori’, che da anni svolgeva lì dentro attività culturali e sociali a beneficio del quartiere di Santa Croce, non è mai stata presa in considerazione da parte dell’Amministrazione Comunale.
“Oggi un altro pezzo della Città passa dalla proprietà pubblica a speculazione privata”, hanno detto i Consiglieri comunali Ornella De Zordo e Tommaso Grassi insieme al Consigliere provinciale Andrea Calò, e al Consigliere del Quartiere 1 Marco Sodi, che stamani mattina era presenti allo sgombero.
“Si è avallata un’operazione di speculazione urbanistica senza mai incontrare i soggetti che hanno animato le attività nell’immobile e che a più riprese avevano richiesto almeno un confronto con l’Amministrazione comunale.”
“Con questa operazione la Città perde due volte, si impoverisce di una esperienza di autogestione importante per il tessuto sociale fiorentino e vede una accelerazione verso lo svuotamento del centro storico di funzioni sociali e aggregative fuori dalle vie dello shopping e del consumo.”

Video dello sgombero


Nota di Alternativa Toscana: ovviamente il nostro movimento esprime la piena solidarietà al Progetto Conciatori, e non può che esecrare l'iniziativa del Comune di Firenze e del suo sindaco, che si dimostra ancora una volta completamente subalterno agli interessi dei poteri forti cittadini e all'ideologia neoliberista.

domenica 20 novembre 2011

Buona domenica!


E con questa bella immagine desideriamo "alleggerire" il contenuto del sito e augurarvi buona domenica!


lunedì 7 novembre 2011

Solidarietà a Riccardo Antonini

Alternativa Toscana esprime la propria solidarietà nei confronti del ferroviere Riccardo Antonini, che è stato licenziato a causa del suo ruolo di consulente Cgil di parte civile nell'inchiesta che riguarda la strage di Viareggio. La gravissima decisione delle Fs è stata comunicata stamani, e nella raccomandata che Antonini ha ricevuto tale decisione è stata motivata dal fatto che si sarebbe "definitivamente compromesso il rapporto fiduciario", causa appunto del licenziamento per giusta causa senza preavviso. Il ferroviere era già stato in precedenza sospeso in seguito al "conflitto di interessi" ed alla sua partecipazione alla manifestazione genovese contro l'amministratore delegato di Ferrovie Moretti (che è indagato per la strage).

Alternativa Toscana ritiene che si tratti di un'inaccettabile ritorsione nei confronti di una persona che sta dando un contributo importante nella ricerca della verità. L'unico conflitto di interessi è quello di Moretti indagato che licenzia un suo dipendente che è consulente di parte civile. In questo senso condividiamo pienamente le parole dello stesso Antonini: " E' un'offesa alle vittime e alle loro famiglie e un'azione intimidatoria nei confronti dei lavoratori."


martedì 5 luglio 2011

Una firma che fa terra bruciata nel lavoro come bene comune

di Stefania Corucci, dirigente di Alternativa Toscana

Tra le motivazioni dello sciopero generale indetto il 6 maggio scorso dalla CGIL risaltava la difesa del contratto nazionale di lavoro. Tanti lavoratori e lavoratrici vi hanno aderito fiduciosi della necessità di condurre questa battaglia. A distanza di un mese è mezzo è arrivata la verità: quello sciopero era una finzione, come alcune voci critiche avevano già segnalato, e l’accordo sottoscritto il 28 giugno con Confindustria, CISL e UIL ne è la conferma.

(leggere il resto su Megachip)

martedì 24 maggio 2011

Giulietto Chiesa a Piombino

Nell'ambito di Quanto Basta - Festival dell'Economia Ecologica - a Piombino (LI), ci sarà anche un intervento di Giulietto Chiesa.

Sabato 28 maggio

Castello di Piombino

Ore 10.00 "La crisi del modello di sviluppo: scenari futuri di un mondo in movimento"

Coordina Marco Chiarei - Assessore all’Ambiente del Comune di Piombino
Riccardo Varaldo - Presidente Scuola Superiore Sant'Anna Pisa
Ugo Bardi – Presidente Associazione per lo studio del picco del petrolio, del gas e delle materie prime
Edo Ronchi - Presidente Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile
Luca Lombroso - Meteorologo e previsore
Giulietto Chiesa – giornalista e scrittore
Alessio Gramolati – Segretario generale Cgil Toscana
Riccardo Conti - Associazione Romano Viviani

lunedì 9 maggio 2011

Terra Futura - Firenze 20-22 maggio

Brochure Terra Futura

mercoledì 20 aprile 2011

Gli allievi di Don Milani scrivono al Presidente Napolitano

(Fonte: Pisanotizie)

"Assistiamo a un uso costante della legge per difendere l'interesse di pochi, addirittura di uno solo, contro l'interesse di tutti"

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"I Ragazzi di Barbiana", allievi di Don Milani, tra i quali anche Francuccio Gesualdi, fondatore e animatore del centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano, hanno deciso di prendere carta e penna e scrivere una lettera aperta al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. 

Un testo, che pubblichiamo di seguito, in cui si denuncia la corruzione del sistema politico del nostro paese e si lancia un accorato allarme per il pericolo che sta attraversando la nostra democrazia.

Signor Presidente,
lei non può certo conoscere i nostri nomi: siamo dei cittadini fra tanti di quell'unità nazionale che lei rappresenta.

Ma, signor Presidente, siamo anche dei "ragazzi di Barbiana". Benché nonni ci portiamo dietro il privilegio e la responsabilità di essere cresciuti in quella singolare scuola, creata da don Lorenzo Milani, che si poneva lo scopo di fare di noi dei "cittadini sovrani". Alcuni di noi hanno anche avuto l'ulteriore privilegio di partecipare alla scrittura di quella Lettera a una professoressa che da 44 anni mette in discussione la scuola italiana e scuote tante coscienze non soltanto fra gli addetti ai lavori.

Il degrado morale e politico che sta investendo l'Italia ci riporta indietro nel tempo, al giorno in cui un amico, salito a Barbiana, ci portò il comunicato dei cappellani militari che denigrava gli obiettori di coscienza. Trovandolo falso e offensivo, don Milani, priore e maestro, decise di rispondere per insegnarci come si reagisce di fronte al sopruso. Più tardi, nella Lettera ai giudici, giunse a dire che il diritto - dovere alla partecipazione deve sapersi spingere fino alla disobbedienza: "In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l'unico modo d'amare la legge è d'obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste ( cioè quando avallano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate".

Questo invito riecheggia nelle nostre orecchie, perché stiamo assistendo ad un uso costante della legge per difendere l'interesse di pochi, addirittura di uno solo, contro l'interesse di tutti. Ci riferiamo all'attuale Presidente del Consiglio che in nome dei propri guai giudiziari punta a demolire la magistratura e non si fa scrupolo a buttare alle ortiche migliaia di processi pur di evitare i suoi.

In una democrazia sana, l'interesse di una sola persona, per quanto investita di responsabilità pubblica, non potrebbe mai prevalere sull'interesse collettivo e tutte le sue velleità si infrangerebbero contro il muro di rettitudine contrapposto dalle istituzioni dello stato che non cederebbero a compromesso. Ma l'Italia non è più un paese integro: il Presidente del Consiglio controlla la stragrande maggioranza dei mezzi radiofonici e televisivi, sia pubblici che privati, e li usa come portavoce personale contro la magistratura. Ma soprattutto con varie riforme ha trasformato il Parlamento in un fortino occupato da cortigiani pronti a fare di tutto per salvaguardare la sua impunità.

Quando l'istituzione principe della rappresentanza popolare si trasforma in ufficio a difesa del Presidente del Consiglio siamo già molto avanti nel processo di decomposizione della democrazia e tutti abbiamo l'obbligo di fare qualcosa per arrestarne l'avanzata.

Come cittadini che possono esercitare solo il potere del voto, sentiamo di non poter fare molto di più che gridare il nostro sdegno ogni volta che assistiamo a uno strappo. Per questo ci rivolgiamo a lei, che è il custode supremo della Costituzione e della dignità del nostro paese, per chiederle di dire in un suo messaggio, come la Costituzione le consente, chiare parole di condanna per lo stato di fatto che si è venuto a creare. Ma soprattutto le chiediamo di fare trionfare la sostanza sopra la forma, facendo obiezione di coscienza ogni volta che è chiamato a promulgare leggi che insultano nei fatti lo spirito della Costituzione. Lungo la storia altri re e altri presidenti si sono trovati di fronte alla difficile scelta: privilegiare gli obblighi di procedura formale oppure difendere valori sostanziali. E quando hanno scelto la prima via si sono resi complici di dittature, guerre, ingiustizie, repressioni, discriminazioni.

Il rischio che oggi corriamo è lo strangolamento della democrazia, con gli strumenti stessi della democrazia. Un lento declino verso l'autoritarismo che al colmo dell'insulto si definisce democratico: questa è l'eredità che rischiamo di lasciare ai nostri figli. Solo lo spirito milaniano potrà salvarci, chiedendo ad ognuno di assumersi le proprie responsabilità anche a costo di infrangere una regola quando il suo rispetto formale porta a offendere nella sostanza i diritti di tutti. Signor Presidente, lasci che lo spirito di don Milani interpelli anche lei.
Nel ringraziarla per averci ascoltati, le porgiamo i più cordiali saluti.

Francesco Gesualdi, Adele Corradi, Nevio Santini, Fabio Fabbiani, Guido Carotti, Mileno Fabbiani, Nello Baglioni, Franco Buti, Silvano Salimbeni, Enrico Zagli, Edoardo Martinelli, Aldo Bozzolini

sabato 26 marzo 2011

Alternativa Toscana e la Piaggio di Pontedera

LA QUESTIONE PIAGGIO

Il copione di Torino, Marchionne-Mirafiori, va nuovamente in scena a Pontedera, con Colaninno-Piaggio, sia pure con alcune varianti significative. 
 
I fatti. Presso la sede dell’Unione industriali pisana Fim-Cisl, Uilm e Ugl hanno siglato il documento su cui si basa l’accordo con la Piaggio. Tale “accordo” porterà nell’immediato all’uscita dalla fabbrica di 400 lavoratori, di cui 300 operai e 100 impiegati, subordinando a questa procedura e all'andamento del mercato, le stabilizzazioni di altri 262 lavoratori già previste dal precedente accordo del 2009. Il risultato immediato è comunque un calo netto degli occupati del 10% e un conseguente aumento dei ritmi di lavoro, già insostenibili, per i restanti lavoratori. 

Nell’accordo, infatti, non ci sono garanzie né per gli aumenti dei ritmi che Piaggio chiederà per compensare 300 operai in meno sulle linee di montaggio, né per le ipotetiche future assunzioni, vincolate alla definizione dei programmi produttivi della Piaggio su cui i lavoratori non esercitano alcun potere decisionale. Nell’accordo, inoltre, manca qualsiasi cenno a un piano industriale che possa in qualche modo garantire i lavoratori, ed anzi, tutto lascia presagire la progressiva delocalizzazione in Asia di reparti addetti alla componentistica e ai motori.

I lavoratori della Piaggio, in assemblea, si sono espressi contro l’accordo e contro l’uso eventuale dello strumento referendario, che, come è già accaduto a Mirafiori, vede gli impiegati decidere quali debbano essere le condizioni di lavoro degli operai. Questa lotta è sostenuta e condivisa dalla RSU della FIOM. Diversamente dalla RSU, i vertici della FIOM provinciale, regionale e nazionale, contro il parere dei lavoratori, considerano complessivamente positivo l’accordo, e dopo non averlo firmato, chiedono un referendum a conferma del proprio orientamento. Che in Piaggio la FIOM non faccia proprio l’orientamento dei lavoratori e delle proprie RSU appare un passo indietro rispetto al coraggio dimostrato nelle lotte di Pomigliano e Mirafiori. Il fatto politicamente grave, è poi che a Pontedera, come a Torino (comuni amministrati dal centro sinistra), il PD si è schierato dalla parte della Piaggio esortando gli operai ad essere “responsabili”, quindi accettare senza discutere, peggioramento delle condizioni di lavoro, di vita, di salute ecc. 

Il vero problema, però, non è la posizione politica del PD (ci sarebbe da stupirsi del contrario) ma la posizione della FIOM che smentisce i suoi delegati della RSU che interpretano la combattività degli operai, e che contraddice la linea seguita nel caso di Pomigliano e Mirafiori, dove un SI estorto agli operai col ricatto di un futuro occupazionale compromesso, -proprio come potrebbe succedere alla Piaggio- aveva giustamente portato a non firmare gli accordi.

Questa vicenda della Piaggio, che segue quella degli stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori, pone però alcuni problemi, di ordine più generale che impongono una riflessione ad ampio spettro su tutta la questione del lavoro, del ruolo dei partiti e del sindacato nel quadro attuale. Fatte salve le contingenze immediate che devono essere affrontate bisogna prendere atto di alcuni punti fermi.

C’è una verità amarissima per tutti: il modello sociale, riformista o socialdemocratico o come lo si vuol chiamare, che ha regolato il capitalismo dal secondo dopoguerra fino a circa alla metà degli anni Settanta è finito e non può più essere riesumato. Spazi possibili di mediazione tra capitale e lavoro non ci sono più. La prova sperimentale che questo è il quadro reale in cui si opera è data dal fatto che chiamiamo “accordi” quello che in realtà sono comunicazioni unilaterali delle imprese ai lavoratori. Comunicazioni che vanno tutte nella stessa direzione di Pomigliano, Mirafiori e Piaggio. Parlare di “accordi” in questi frangenti è ragionare ancora con categorie mentali che appartengono a una storia finita, quella delle battaglie sindacali degli anni d’oro del capitalismo. 
 
Il sindacato, in questo contesto è chiamato solo a ratificare, sempre e comunque. 
 
La lotta degli operai e dei delgati RSU-FIOM che rifiutano tali accordi è lotta sacrosanta che va sostenuta e valorizzata. Per poter vincere, questa lotta ha bisogno di un progetto sociale e politico di profonda trasformazione che la maggiori organizzazioni sindacali oggi non sembrano interessate a elaborare. Alternativa vuole essere uno dei luoghi di elaborazione di un tale progetto. C'è bisogno di un mondo diverso. C’è bisogno di Alternativa.

giovedì 18 novembre 2010

Alternativa Toscana aderisce alla manifestazione di SOS L'Aquila chiama Italia

Alternativa Toscana aderisce alla manifestazione di SOS L'Aquila chiama Italia

La sezione toscana di Alternativa, laboratorio politico fondato da Giulietto Chiesa, aderisce alla manifestazione nazionale di Sabato 20 novembre all'Aquila, Macerie di democrazia, organizzata da SOS L'Aquila chiama Italia.

Alternativa Toscana è a fianco dei cittadini aquilani per una legge di iniziativa popolare che rilanci una politica della prevenzione e una politica economica basata sulla messa in sicurezza dei territori (il testo della proposta di legge si può trovare qui).

Alternativa Toscana inoltre fa appello a tutte le amministrazioni locali della Toscana, perché approvino un Ordine del Giorno di solidarietà con i  cittadini dell'Aquila (una bozza si può trovare qui), in cui si dichiara:

la partecipazione ufficiale alla giornata di mobilitazione indetta per sabato 20 novembre dall’assemblea permanente dei cittadini dell’Aquila e dei comuni colpiti dal sisma del 6 aprile 2009;

di far propria la piattaforma della manifestazione, con particolare attenzione al problema del rimborso delle tasse, per il quale si chiede il trattamento simile a quanto concesso ai cittadini dell’Umbria e delle Marche, oltre quelli dell’Irpinia e della provincia di Foggia;

di chiedere al Parlamento nazionale di adottare un provvedimento teso a scongiurare il rimborso delle tasse nella loro interezza e dal gennaio 2011, oltre ad una legge sulle problematiche insorte nella gestione post-emergenza.

Stefania Corucci
Responsabile Alternativa Toscana
e-mail: alternativa.toscana@gmail.com
sito: http://alternativatoscana.blogspot.com/

martedì 16 novembre 2010

Alternativa Toscana aderisce alla manifestazione di SOS L'Aquila chiama Italia

maceriedidemocrazia
SOS L'Aquila chiama Italia
All'ultima riunione dei militanti toscani del laboratorio politico Alternativa, si è decisa l'adesione alla manifestazione nazionale di Sabato 20 novembre all'Aquila, Macerie di democrazia, organizzata da SOS L'Aquila chiama Italia.

Le motivazioni dell'adesione di Alternativa Toscana sono le stesse che hanno portato il laboratorio politico Alternativa ad aderire a livello nazionale, e che citiamo qui dal sito di Megachip.



Alternativa, il laboratorio politico fondato da Giulietto Chiesa , aderisce alla manifestazione della rete di coordinamento 3 e 32 e all’appello “SOS – L’Aquila chiama Italia” lanciato dai comitati dei cittadini che si battono per la ricostruzione della città devastata dal terremoto del 3 aprile 2009, che si terrà all'Aquila il 20 novembre prossimo.

La lotta democratica delle popolazioni abruzzesi per la ricostruzione delle città e dei territori devastati dal terremoto del 3 aprile 2009 ha messo in luce la pessima gestione dell’attuale governo che, dopo aver usato come vetrina propagandistica il dramma dei territori colpiti dal sisma, ha letteralmente abbandonato a sé stesse le popolazioni senza avviare la ricostruzione e lo sgombero delle macerie che continuano a rendere la città dell’Aquila totalmente isolata ed inagibile.


Il business della ricostruzione è stato gestito con grande sperpero di denaro pubblico e in spregio alle più elementari regole di gestione democratica, negando qualsiasi partecipazione dal basso ai processi decisionali. Le popolazioni, deportate nelle new town, sono state destinate ad un futuro di isolamento ed emarginazione mentre dilagano il caro affitti, la precarietà e la disoccupazione.

Intanto, mentre il governo e l’intera classe politica pensano a grandi opere inutili, il territorio del Paese, devastato dalla speculazione e dalla cementificazione, si sbriciola e continua a mietere vittime. Il modello di sviluppo fondato sulla crescita infinita va ripensato per rilanciare una politica economica basata sulla salvaguardia dei territori, troppo spesso lasciati all’incuria della casta e al malaffare di amministratori corrotti.


ALTERNATIVA SOSTIENE LA LOTTA DEMOCRATICA DELLE POPOLAZIONI ABRUZZESI E ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE DI SABATO 20 NOVEMBRE 2010 PER UNA POLITICA DELLA RICOSTRUZIONE GUIDATA DALLA PARTECIPAZIONE POPOLARE E DEMOCRATICA CHE METTA AL PRIMO POSTO IL BENE COMUNE, CONTRO IL MALGOVERNO E LE CRICCHE AFFARISTICHE CHE PROSPERANO SULLA PELLE DELLE POPOLAZIONI COLPITE DAL SISMA DEL 2009.

ALTERNATIVA E’ A FIANCO DEI CITTADINI AQUILANI PER UNA LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE CHE RILANCI UNA POLITICA DELLA PREVENZIONE E UNA POLITICA ECONOMICA BASATA SULLA MESSA IN SICUREZZA DEI TERRITORI.



ALTERNATIVA – Laboratorio Politico - Culturale
UFFICIO STAMPA – Cell. 3291089236
Roma, 15 novembre 2010