Attraverso la messa a punto di schede informative e la promozione di gruppi locali di sensibilizzazione, la campagna "Debito pubblico: se non capisco non pago" ha l'obiettivo di mettere tutti in condizione di capire il problema e dire la propria sulle vie per uscirne. Il documento chiave è rappresentato da un semplice Kit informativo gratuito sul debito che può essere scaricato, stampato, condiviso su facebook, e anche usato come dispensa ad uso personale o come mostra pubblica.
lunedì 29 ottobre 2012
Debito pubblico: se non capisco non pago
Attraverso la messa a punto di schede informative e la promozione di gruppi locali di sensibilizzazione, la campagna "Debito pubblico: se non capisco non pago" ha l'obiettivo di mettere tutti in condizione di capire il problema e dire la propria sulle vie per uscirne. Il documento chiave è rappresentato da un semplice Kit informativo gratuito sul debito che può essere scaricato, stampato, condiviso su facebook, e anche usato come dispensa ad uso personale o come mostra pubblica.
sabato 8 settembre 2012
La retorica delle grandi opere.
giovedì 6 settembre 2012
Piero Bevilacqua: La svendita del nostro patrimonio
giovedì 19 luglio 2012
Il Tunnel Tav sotto Firenze costerà 200 milioni in più del previsto.
Tav, De Zordo, Alberici: "200 milioni in più per il tunnel (+30%)" I costi lievitati da 694 a 890 milioni. La talpa tenuta ferma è costata finora 5 milioni.
I dati sono di quelli pesanti: Nodavia - il General contractor dell'attraversamento dell'Alta velocità fiorentina -annuncia che nonostante ancora non siano partiti i lavori degli "interventi maggiormente complessi e impattanti”, il costo dell’intervento è già passato da 694 milioni iniziali a oltre 890 milioni, con un incremento di 200 milioni, quasi il 30%.
E ancora, aver voluto montare una fresa gigantesca (quanto chiasso mediatico intorno a “Monna Lisa”!) quando non c’era la possibilità di portare via il materiale, e quindi di fatto tenere tutto fermo, ha comportato secondo Nodavia “danni pari a 5 milioni di euro”, di cui chiede conto perché qualcuno ha deciso “discrezionalmente di non gestire il materiale come rifiuto ma di attendere il perfezionamento del percorso giuridico-amministrativo per gestire il materiale come terra e roccia”, che forse, come da audizione in Provincia, avverrà nell’autunno. E quanto ci sarà costato il parcheggio di Monna Lisa a Ponte del Pino a quel punto?
Eppure in tanti avevamo chiesto di fermarsi, quando ai tanti già denunciati si è aggiunto il problema dello smaltimento dell’enorme quantità di materiale scavato. Ma l’importante era l’esibizione muscolare della potenza della grande opera (della serie “la mia talpa è più grossa della tua”, ma purtroppo non siamo in un film di Alvaro Vitali), non importa se inutile, non importa se dannosa, l’importante è che sia costosa.
A quanto si arriverà alla fine? Nessuno può fare previsioni, la tratta Firenze-Bologna, tanto per dire, ha avuto un costo finale di oltre il 400% dell’iniziale. Se poi, come prevedibile, ci saranno dei danni, e se questi saranno in qualche modo risarciti, indovinate da dove verranno le risorse: naturalmente dal bilancio pubblico.
Già Nodavia chiede un accordo bonario per rivedere drasticamente il costo dell’opera, ed è solo il primo, o minaccia di andarsene, che sarebbe comunque la soluzione migliore, anche dovendo pagare qualche penale, niente in confronto al conto che sarà presentato alla fine.
Una riflessione sul debito pubblico e la famigerata ''spending review"
E’ sempre antipatico il ruolo di Cassandre, di quelli che “l’avevamo detto!”, ma correremo il rischio: si, l’avevamo detto, insieme a comitati, associazioni, esperti, e chiunque si fosse preso la briga di sollevare i veli sul mondo opaco dell’Alta Velocità: questi appalti sono fatti in modo da garantire innanzitutto, e immancabilmente, un vertiginoso aumento dei costi, e cioè, chiamiamo le cose con il loro nome, del nostro famoso debito pubblico. Per una volta non parliamo di falda, di impatti, di danni agli edifici, di camion e cantieri infiniti, di aria inquinata e traffico in tilt e salute che se ne va, parliamo di soldi, dei nostri soldi. Si tagliano le pensioni, si abbassano i salari, si diminuiscono o si cancellano i servizi, la sanità, la scuola. Si licenziano anche senza giustificato motivo decine di migliaia di lavoratori.
I trasferimenti dello Stato alla Regione Toscana per la spesa sociale sono passati dal 2011 al 2012 da 62 milioni a 1 (uno). Però ci si ostina a fare un tunnel inutile che ancor prima di essere cominciato ha aumentato il costo di 200 (duecento) milioni, che naturalmente vanno, insieme agli altri, ad ingrassare le solite tasche di chi certo non è toccato da una spending review che evita accuratamente i grandi sprechi, e i grandi interessi.
L'esigenza di fermarsi prima del baratro è sempre più urgente, ci auguriamo che i citadini e le cittadine di firenze aprano gli occhi e facciano sentire la loro voce nei confronti di chi, per interesse, intende danneggiare la città e rubarci il futuro.
giovedì 12 luglio 2012
Un'ora di lucidità.
lunedì 28 maggio 2012
mercoledì 23 maggio 2012
Al Convegno di Firenze l'allarme degli esperti sui rischi del Tav.
Una richiesta giustificata non solo dall'impatto «devastante» che i due progetti avrebbero sul capoluogo toscano e sulla Val di Susa, ma anche dalla «situazione delle finanze dello Stato italiano», che ne «sconsiglia la realizzazione».
Il documento è stato sottoscritto, oltre che Asor Rosa e Settis, anche dai professori Hermann Knoflacher del politecnico di Vienna, Heiner Monheim del'università di Treviri, Rolf Monheim dell'università di Bayreuth.
Nella missiva, il programma di costruzione del tunnel Av sotto il capoluogo toscano è definito «irresponsabile», «eccessivamente costoso» e «portatore di danni all'assetto idrogeologico del territorio», mentre viene consigliata l'adozione del progetto della Tav di superficie realizzato alcuni fa nell'ateneo fiorentino.
lunedì 26 marzo 2012
A Firenze il "Manifesto degli economisti sgomenti".
nell'ambito del ciclo di appuntamenti per approfondire
i temi della crisi economica e finanziaria
organizza l'incontro
La crisi che attraversiamo si sta rivelando uno tsunami capace di distruggere economie di intere nazioni come la Grecia, mettere in discussione la tenuta stessa dell’Unione Europea, portare anche l’Italia a un crac sociale di dimensioni imprevedibili. Le ricette delle istituzioni sono ben note: salvataggio delle banche a tutti i costi, fiducia cieca nella stessa bolla finanziaria che ha creato il disastro, e politiche di austerity che acuiscono il conflitto sociale. Ma nel frattempo si sta diffondendo una sensibilità diversa, alternativa al neoliberismo, secondo la quale è necessario porre delle regole alla finanza globale in nome di una società più equa.
Questo libro, originariamente uscito in Francia e pubblicato per la prima volta in italiano da Sbilanciamoci!, viene presentato in una nuova edizione aggiornata e arricchita da un contributo inedito di Andrea Baranes.
martedì 13 marzo 2012
Ivan Cicconi sulla truffa del project financing
venerdì 24 febbraio 2012
venerdì 3 febbraio 2012
Volantino di Alternativa sulla situazione in Grecia.
sabato 14 gennaio 2012
Il debito pubblico e gli enti locali
nell'ambito del ciclo di appuntamenti per approfondire
i temi della crisi economica e finanziaria
organizza l'incontro
Europa tossica: crisi del capitalismo, crisi del debito, crisi della politica
Il debito pubblico e gli enti locali
con Ivan Cicconi, autore de "Il libro nero dell'alta velocità, ovvero il Futuro di Tangentopoli diventato storia".
Interviene Tiziano Cardosi, introduce Ornella De Zordo
martedì 17 gennaio, ore 16:30
Palazzo Vecchio, 3° piano, Sala delle Miniature
Alcuni meccanismi che generano debito sono infine legati al bilancio degli enti pubblici: dal project financing all'intrico delle aziende partecipate.
La legislazione vigente, inoltre, spinge ulteriormente i Comuni a indebitarsi a tutto svantaggio per i cittadini. Conoscere e capire il baratro in cui ci ha spinto la favola liberista (privatizzazioni comprese) è un passo importante per uscire dalla crisi economica e da quella della democrazia.
mercoledì 4 gennaio 2012
Seminario sulla campagna di congelamento e audit del debito pubblico.
CORSO DI FORMAZIONE PER MILITANTI DI BASE
FIRENZE 7-8 GENNAIO 2012, Via Santa Marta 7 (tel. 055489089)
Sabato 7 gennaio
Ore 13-14 Accoglienza dei partecipanti
Ore 14,30: Presentazione della campagna e del corso
Ore 15-16: La formazione del debito pubblico e le sue modalità di gestione prima dell'entrata nell'euro
Ore 16-17,30: La gestione del debito pubblico nella cornice dell'euro: la politica monetaria dell'Unione Europea, ruolo e scopi della BCE, la linea imposta dalla Germania, rischi e convenienze dell'Italia a rimanere nell'euro.
Ore 17,30 – 18 pausa
Ore 18-19,30 La speculazione all'attacco del debito pubblico: l'esplosione della finanza e della speculazione, chi come e perché specula sul debito pubblico, i danni per la comunità, la posizione delle banche e le conseguenze sul sistema produttivo.
Ore 20 cena
Ore 21,30 – 23 Fare campagna: come stimolare la partecipazione sul debito pubblico, come fare movimento per ottenere un'indagine conoscitiva sull'illegittimità del debito pubblico.
Domenica 8 gennaio
Ore 8,30-11,15 Le politiche di gestione del debito pubbico. Le varie posizioni in campo, le loro molteplici specificità e conseguenze possibili. La politica liberista del pagare a tutti i costi sulle spalle dei deboli; la politica del pagare a tutti i costi salvaguardando le priorità sociali e ambientali; la politica del pagare tramite prestito forzoso; il congelamento come sospensione momentanea del pagamento del debito; l'annuncio di default e ristrutturazione del debito; il ritorno alla lira.
Ore 11,15 -12 L'audit del debito: cos'è, cosa si prefigge, come è stato attuato
Ore 12-12,30 Confronto conclusivo
Ulteriori informazione possono essere reperite qui.
mercoledì 7 dicembre 2011
Lettera di un simpatizzante fiorentino a Giulietto Chiesa
Uscire dall'euro? Lettera a Giulietto Chiesa
Seguo Giulietto Chiesa da qualche anno, ed a parte le sue idee, le sue inchieste e le sue battaglie che mi trovano concorde, dal lato umano mi ispira fiducia (nonostante io lo abbia visto solo attraverso il video). Conosco Megachip e sono interessato a tutte le tematiche che affrontate. Sono d’accordo che questo sistema sia finito, saturo, e che bisogni trovare nuove “Alternative” per la nostra vita. Sono anni che cerco di parlarne e spronare i miei amici, conoscenti, familiari, ma non è per niente facile coinvolgerli sul serio, nonostante che si rendano perfettamente conto che la situazione è molto delicata e che le prospettive future spaventino e non poco. Sono pienamente d’accordo sul “non pagare il debito”, pur pensando alle conseguenze che questa decisione così importante possa avere. Ma credo che restando nell’Euro, le conseguenze ed il futuro sarebbero e saranno molto peggiori. E poi, l’idea di essere considerato un “consumatore”, un codice fiscale o addirittura un “codice a barre”… con presente e passato pesantemente influenzato dalle decisioni e dalle strategie stabilite a tavolino dai signori del “dietro le quinte”, mi fa davvero impazzire di rabbia. Io punterei molto su questo tema. Il “NON PAGARE IL DEBITO” potrebbe diventare davvero l’arma vincente di “Alternativa”. L’italiano, pur dormiente, sa che le cose così sono diventate insostenibili e che rischiamo sul serio di diventare un paese di terzo mondo. Ovviamente sono perfettamente consapevole che faranno di tutto per discreditarci e buttare fango sulle nostre tesi, che la lotta sarà dura, ma qui non stiamo parlando di vincere un privilegio o ottenere una concessione. Qui si parla di sopravvivenza della nostra Italia. Il “rischio ne vale altamente la candela”. E’ stato fatto un “golpe” di stato alla popolazione non solo italiana, ma europea. E questo iniziando dal Trattato di Maastricht, proseguendo con l’entrata nell’Euro e finendo con il Trattato di Lisbona. La maggior parte della popolazione nemmeno conosce i contenuti del Trattato di Lisbona e nemmeno sospetta che il funzionamento dell’Euro ci abbia totalmente tolto la sovranità monetaria. In tanti non immaginano a chi davvero appartenga la Banca d’Italia ola BCE… Maquesto fa parte della strategia: rendere la popolazione apatica ed ignorante, creare una falsa illusione di benessere, distrarli con falsi problemi. E su questo le colpe vanno ben distribuite (e ce ne sarebbe da discutere per giornate intere). Ho seriamente paura sulle privatizzazioni dei servizi essenziali che ci renderanno sempre più schiavi di questo sistema corrotto: vedi l’acqua(nonostante il referendum, sono convinto che faranno di tutto per raggiungere il loro scopo), l’energia, i trasporti… Le scie chimiche mi rovinano l’umore ogni volta che sollevando gli occhi al cielo, le intravedo. A volte, mi fermo a guardarle come se stessi guardando un ufo, per cercare di richiamare l’attenzione. Le fotografo addirittura. Ma tanta gente è convinta davvero che siano aerei di linea e che si tratti di scie di condensazione. Equitalia è davvero un’associazione a delinquere di stampo mafioso. Cartelle pazze, espropri, pignoramenti, fermi dei mezzi, etc etc. Questa è una guerra contro i poveri, contro chi ha pochi mezzi per difendersi e lotta nella disperazione. I temi sono tanti, complessi delicati, non mi voglio troppo dilungare. Parlando di me, ti dico subito che non sono una persona che ama i cerimoniali (anche per questo, forse, sono stato sempre fuori dai classici partiti politici, che ritengo la espressione massima dell’ipocrisia). Mi piace l’idea di un partito, di un’associazione, di un gruppo, dove tutti siano partecipi ed interessati attivamente, preparati culturalmente, informati con numeri e dati. Mi ritengo una persona concreta, efficiente (che spesso va al dunque senza troppi sprechi di tempo ed energia) e ben organizzata. Mi piace occuparmi di temi importanti, come quelli che si trattano in Alternativa, e non perder tempo per problemi superflui facilmente risolvibili. Vi pregherei, se fosse possibile, di indicarmi delle prime letture per iniziare ad avere una buona preparazione fondamentale per comunicare con la gente.
Saluti. Piero Lorenzo
- – -
Caro Piero,
la tua lettera mi riempie il cuore di soddisfazione. Quello che scrivi e’ il nostro programma, e’ il nostro metodo. Non ho quasi nulla da aggiungere. Salvo un problema di tattica politica. Su cui io stesso sto riflettendo. Proclamare l’obiettivo di uscire dall’euro lo ritengo un errore. Per lo meno in questa fase, nella quale gli stessi potentati mondiali ed europei sono ancora in lotta tra di loro per decidere se lo vogliono liquidare loro, l’euro, o se conviene loro di più tenerselo. E’ una partita disperata (così io la interpreto) nella quale loro sono impegnati e alla quale noi non siamo in grado di partecipare ne’ di influire.
Quali siano i loro calcoli noi non sappiamo, perche’ non abbiamo le cifre vere in mezzo alle quali si dibattono. Scegliere in queste condizioni significa scegliere alla cieca e, magari, anche nel nostro piccolo, fare il gioco di uno dei nostri nemici contro l’altro, senza poter sapere quale dei due e’ il piu’ astuto e pericoloso. Considero la parola d’ordine “noi il debito non lo paghiamo” la migliore possibile nelle date condizioni. Perche’ ci consente due cose importanti: aggregare una forza sociale che potrebbe divenire significativa in prospettiva, e mettere in discussione la cosa piu’ cruciale, cioe’ il ritorno alla sovranita’ monetaria senza esporci all’accusa di essere stati noi ad abbattere l’euro. Quale che sia l’esito, dobbiamo sapere che sara’ doloroso per grandi masse popolari e che non abbiamo nessun bisogno di essere indicati come coloro che hanno contribuito a provocarlo. Inoltre io ritengo che un ritorno alla sovranita’ monetaria sarebbe possibile anche mantenendo l’euro, ma all’interno di un contesto europeo radicalmente mutato, con l’avvio di un nuovo processo costituente, con la cancellazione di Maastricht e Lisbona, con referendum popolari obbligatori ecc.
In sintesi: ritengo che, per ora, euro ed Europa (per l’Europa come istituzione il ragionamento dev’essere assai piu’ corposo di quello che qui appena ,accenno) godano ancora di una certa popolarità, di un appeal molto diversificato ma di cui dobbiamo tenere conto. Se sono i nemici a demolirli, per conto loro, e’ un conto (e saranno loro a dovere spiegare perche’ lo fanno; se siamo noi a gridare ai quattro venti che e’ questo che vogliamo, mi pare evidente che ci assumiamo la corresponsabilita’ di quella loro decisione. Se decideranno di mantenerlo avremo l’occasione di attaccarli per averci imposto i prezzi da pagare che ci annunciano. E potremo allora tirare almeno una parte delle somme che, al momento non siamo in grado di tirare per difetto di informazione.
Non paghiamo il debito e’ la parola d’ordine che ci consente di agire subito, a nostra volta, senza autocostringerci a scoprire tutte le nostre carte (purtroppo, non dimentichiamolo mai, assai esigue).
Un secondo ragionamento riguarda il tuo impegno. Non so la tua eta’, non so dove abiti. Ma Alternativa c’è. Iscriviti, prendi contatto con uno dei nostri gruppi sul territorio. E comincia ad agire con Alternativa e non piu’ da solo. Da come ti descrivi capisco che saresti straordinariamente utile ad un lavoro essenziale per la nostra crescita.
Letture? Inutile che ti dica quale dei miei libri leggere. Sul mio sito li troverai nella bibliografia. Ma te ne aggiungo qualcuno da dove potresti cominciare: Luigi Sertorio e Erika Renda: “Cento Watt per il prossimo miliardo di anni”. . E “I limiti dello sviluppo. Update trent’anni dopo”, del Club di Roma. Il titolo italiano non e’ preciso al 100%, ma se vai in libreria lo trovi (Edizioni Mondadori, se non erro 2002). Comincia da qui. Quando avrai finito queste due letture preliminari ci risentiamo. Nel frattempo mi auguro che tu sia già in Alternativa e che potremo discuterne insieme.
Molti cari saluti. Giulietto
Link all'originale.
mercoledì 23 novembre 2011
Comitato "No Debito", assemblea con Giorgio Cremaschi
ore 20,30
SMS di Rifredi
Assemblea con Giorgio Cremaschi
I cinque punti sono:
1) Non pagare il debito, far pagare i ricchi e gli evasori fiscali, nazionalizzare le banche.
2) No alle spese militari e cessazione di ogni missione di guerra, no alla corruzione e ai privilegi di casta.
3) Giustizia per il mondo del lavoro. Basta con la precarietà. Siamo contro l'accordo del 28 giugno e l'articolo 8 della manovra finanziaria.
4) Per l'ambiente, i beni comuni, lo stato sociale. Per il diritto allo studio e alla scuola pubblica.
5) Una rivoluzione per la democrazia. Uguale libertà per le donne. Parità di diritti per i migranti. Nessun limite alla libertà della rete. Il vincolo europeo deve essere sottoposto al nostro voto.
Questo che segue è il documento approvato il 27 ottobre dal Coordinamento "No Debito".
La Bce in agosto ha mandato una lettera al governo italiano in cui chiede di distruggere tutto lo stato sociale, tutti i nostri diritti, di mettere all’asta i nostri beni comuni, per pagare le cambiali del nostro debito alle banche e alla speculazione finanziaria internazionale. Berlusconi alla fine ha risposto, accettando tutte le condizioni capestro e mettendocene anche qualcuna in più.
Non si tratta più solo dell'annuncio della libertà di licenziamento, sempre più desiderata e sempre più vicina, visto l'articolo 8, visti i ricatti aziendali, vista la distruzione dei diritti e l'estensione della precarietà. Oggi un tallone di ferro schiaccia il mondo del lavoro e ogni misura di flessibilità e di liberalizzazione serve solo a calare i salari e i diritti, a sfruttare di più. Per questo l'accordo del 28 giugno non è un freno ma un inutile resa a questa aggressione.
La lettera di intenti di Berlusconi è semplicemente una cambiale sulla nostra democrazia. Bisogna rifiutarla oggi, con le lotte e con la mobilitazione democratica: ci trattano come la Grecia, dobbiamo reagire come il popolo greco. Per difendere la nostra democrazia le opposizioni e i sindacati devono dire prima di tutto che quelle lettere non valgono nulla e non sono esigibili. Altrimenti la crisi della nostra democrazia affonderà nella palude delle finzioni. La lettera della Bce, la lettera di Berlusconi vanno strappate in faccia all’Europa, altrimenti sono tutte chiacchiere.
La drammatica evoluzione della crisi italiana, l’aggressione sempre più estesa ai diritti sociali e civili, danno ragione al percorso che abbiamo iniziato il 1° ottobre e mostrano tutta la validità e tutto il potenziale della mobilitazione del 15 ottobre.
Chi ha manifestato in quel giorno, così come chi lotta in Val Susa, nelle scuole, nelle università, nelle fabbriche, nei territori e nelle città, oggi non è solo contro il governo Berlusconi, ormai alla conclusione della sua parabola, ma anche contro quel potere economico finanziario che nel nome del debito vuol far pagare alla maggioranza della popolazione tutti i costi della crisi. La manifestazione del 15 ottobre, le iniziative che l’hanno preceduta, erano quindi contro due avversari: il governo e, assieme ad esso, la Bce e la dittatura finanziaria che sta distruggendo i diritti in tutta Europa.
Gli scontri del 15 ottobre e la successiva loro gestione mediatica hanno oscurato per alcuni giorni tutto questo. Si è così prodotta una regressione del confronto, si è tornati indietro di molti anni e sono state cancellate le novità vere della mobilitazione. Questa regressione è un risultato negativo che non può essere ignorato. Il problema non è riproporre una divisione tra buoni e cattivi nelle lotte e nei movimenti. La questione di fondo è quella della autodeterminazione dei movimenti e delle lotte, che le manifestazioni successive al 15, da quella dei metalmeccanici a quelle della Val Susa, hanno esemplificato.
Una manifestazione composita, plurale ma unitaria non può essere spinta e segnata da scelte che la manifestazione del 15 ha subìto, percepito in gran parte come ostili e, soprattutto, mai discusso. Nessuno può imporre pratiche e azioni di distruzione durante il corteo, che si sono ritorte contro la manifestazione stessa. La questione non è quella della rabbia esistente e del modo di farla valere e vedere. La questione è quella che nessuno può imporre le proprie modalità a tutto il movimento, né soprattutto può imporre scelte che la grande maggioranza non condivide. Allo stesso modo affermiamo che la gestione della polizia a piazza San Giovanni è stata evidentemente irresponsabile e ha prodotto la radicalizzazione e la generalizzazione degli scontri.
Riteniamo però a questo punto che non si possa andare avanti all’infinito in questa discussione. Occorre prendere atto che la manifestazione del 15 ha determinato questo risultato negativo e trovare le modalità per cui il proseguimento delle iniziative, reso indispensabile dall’aggravarsi della crisi, non ripresenti gli stessi problemi. Questa è la ragione per cui riteniamo necessaria una discussione di merito politico tra tutte le forze che hanno in comune la lotta contro la globalizzazione e la politica della Bce e dell’Unione europea. L’ultimatum consegnato al governo pochi giorni fa, a cui Berlusconi ha risposto con la sua vergognosa lettera, conferma che abbiamo due avversari. Oltre al governo Berlusconi, dobbiamo essere contro l’Unione europea così come è oggi, con la dittatura delle banche e della finanza che impone le sue scelte a tutti i governi.
La manifestazione del 15 conteneva un vuoto politico e una debolezza, che si è cercato di affrontare anche con proposte come quella dell’accampata, che avevano lo scopo di affermare una radicalità necessaria e diversa da quella delle manifestazioni tradizionali. Questa debolezza politica era accentuata dal fatto che la manifestazione del 15 appariva di più come una scadenza importata, nel quadro di un appuntamento internazionale di grandissimo valore, piuttosto che un obietto di lotta nostro. Occorre una piattaforma precisa, oggi, contro gli avversari italiani ed europei dei diritti sociali e civili; per questo pensiamo che non sia riproducibile nel nostro paese l’esperienza dei social forum. Esauritasi l’esperienza del social forum italiano e in profonda crisi quella europea, è necessario pensare a nuove modalità di costruzione e a una precisa piattaforma da collocare in spazi politici pubblici italiani ed europei.
Abbiamo quindi lanciato il 1° ottobre un movimento contro il pagamento del debito, contro la dittatura delle banche, con 5 punti sul piano sociale e politico che per noi rappresentano una reale alternativa. Abbiamo anche sottolineato che oggi come oggi non solo il centrodestra, ma anche il centrosinistra non assumono questi temi e anzi, in molti casi, ne sono addirittura controparte. Per questo abbiamo rivendicato la necessità di un nuovo spazio politico pubblico che dia legittimità piena a rivendicazioni politiche e sociali oggi assolutamente estranee a gran parte dell’attuale sistema rappresentativo. Su questo, secondo noi, si deve sviluppare il confronto, se si vuole mantenere il dialogo tra espressioni diverse del movimento.
Occorre quindi che da ogni parte si faccia la scelta precisa di rinunciare all’egemonia e di aprirsi al confronto di merito. Noi non pretendiamo di essere tutto il movimento, così come pensiamo che nemmeno altre forze o gruppi lo siano. Tutti insieme, misurandoci concretamente sulle differenze e sui contenuti, siamo in grado di costruire grandi iniziative. Ma per superare la crisi del 15 ottobre occorre un’operazione di verità e non il diluvio di polemiche.
La crisi politica nel nostro paese rende sempre più chiaro che la nostra democrazia è commissariata dal regime delle banche e della finanza d’Europa. Per questo comprendiamo la diffidenza che si sviluppa tra chi lotta, rispetto a tutte quelle istituzioni che sorridono alle mobilitazioni, salvo poi sostenere scelte economiche e politiche che vanno esattamente contro i contenuti di esse.
Il futuro dei movimenti in Italia è quindi fondato sull’indipendenza dall’attuale quadro politico. Questo è il punto su cui si deve davvero discutere, anche misurandoci sulle diverse opzioni. Forse questo è il punto su cui si è discusso meno, occorre cioè una pratica democratica assembleare dove ci si confronti davvero sulla piattaforma, dal debito, al lavoro, all’ambiente, alle questioni sociali, alla democrazia. Non è più tempo di diplomatismi o di minimi comun denominatori, abbiamo visto che questi creano una debolezza politica che viene poi coperta da altre scelte e altre forze.
Se vogliamo uscire dalla sindrome del post 15 ottobre dobbiamo quindi affrontare con democrazia, partecipazione e rispetto una grande discussione democratica sui contenuti della nostra piattaforma.
Per queste ragioni il nostro movimento, appena iniziato il 1° ottobre, decide di rilanciare la compagna e l’organizzazione della lotta contro il debito e per una vera alternativa sul piano economico, sociale e democratico. Andremo avanti, sui contenuti e nella ricerca di forme nuove di partecipazione e democrazia, disposti e interessati al confronto con tutti, ma nella consapevolezza che la crisi italiana è troppo grave per continuare con inutili polemiche.
Il comitato promotore del movimento No debito, dà appuntamento il 17 dicembre a Roma per una grande assemblea, preceduta da iniziative e incontri in tutto il territorio del paese.
Comitato promotore “No debito”
mercoledì 31 agosto 2011
Francuccio Gesualdi e il debito pubblico italiano.
Se volessimo fissare la data in cui in Italia venne sancita la fine della sovranità popolare per dare spazio alla sovranità dei mercati, dovremmo andare al 12 febbraio 1981, un giorno passato alla storia anche come il giorno del divorzio. Non fra coniugi in carne e ossa, ma fra le massime istituzioni finanziarie italiane: la Banca d'Italia e il Ministero del Tesoro. La procedura venne aperta con una lettera di Beniamino Andreatta, ministro del Tesoro, ma Carlo Azelio Ciampi, governatore della Banca , l'aspettava con trepidazione. Dopo tutto, era concordata.
Più che di un ripudio, si trattò di un invito a farsi da parte, la richiesta di sospendere quella che fino a quel giorno era un'abitudine consolidata. Allora, come oggi, la Banca d'Italia fungeva da tesoreria dello Stato e fra le tante funzioni che aveva, c'era anche quella di vendere i buoni emessi dal Tesoro per finanziare il debito pubblico. Ma a quei tempi c'era ancora la lira e la Banca d'Italia emetteva anche moneta, una funzione che svolgeva in stretta collaborazione con il governo. Succedeva, così, che se in occasione di qualche asta per la vendita dei titoli pubblici, non tutto veniva venduto, la Banca d'Italia acquistava la rimanenza tramite la stampa di nuova moneta. Il vantaggio di questa pratica era che il debito dello stato era più nominale che reale. Lo svantaggio era che generava inflazione, un aspetto seccante per tutti, ma a lamentarsi di più era il grande capitale che non sopportava di assistere, impotente, alla svalutazione del proprio denaro. Del resto l'inflazione generata da eccesso di moneta, per i bisogni del pubblico, non era un fenomeno limitato all'Italia e fu così che negli anni 70 si sviluppò, a livello mondiale, una nuova teoria economica, detta monetarista, che chiedeva allo stato di ridurre l'emissione di moneta lasciando che il mercato stabilisse da solo, di quanti e quali mezzi di pagamento avesse bisogno, attraverso la libera attività bancaria e la libera formazione dei tassi di interessi. La richiesta trovò prima accoglienza in Reagan e Thatcher ma poi fece breccia in ogni altro governo e in Italia ebbe la sua prima concretizzazione con quella lettera che Andreatta inviò a Ciampi il 12 febbraio 1981.
Il primo effetto del nuovo corso fu l'aumento dei tassi di interesse. Tolta di mezzo la Banca d'Italia, il mercato attuò subito la politica del ricatto dichiarandosi disponibile ad acquistare i titoli pubblici solo ad alti tassi di interesse che nel giro di un anno raddoppiarono dal 12 al 24%. Tant'è la spesa pubblica per interessi passò dai 20mila miliardi di lire del 1980 ai 127mila miliardi di lire nel 1990. Così si era messo in moto un processo di accumulo del debito provocato non da un aumento di spese pubbliche, ma di spese per interesse.
Il secondo effetto fu un aumento della dipendenza dagli investitori esteri fino a giungere alla situazione odierna che vede il 44% dei titoli pubblici nelle mani di istituti finanziari stranieri. E non della Banca Centrale Europea, che avendo come funzione principale quella di contenere l'inflazione in perfetta logica monetarista, solo di recente ha accettato di acquistare titoli di stato dei paesi europei più esposti. Se andiamo a vedere chi sono gli intermediari internazionali attraverso i quali il Ministero del Tesoro colloca i propri titoli sul mercato mondiale, troviamo le banche americane Bank of America-Merrill Lynch, Citi, Goldman Sachs, JP Morgan, Morgan Stanley, le inglesi HSBC, Royal Bank of Scotland e Barclays, le svizzere Credit Suisse e UBS, la tedesca Deutsche Bank, la francese BNP Paribas.
Oggi che i mercati hanno portato lo scontro al livello più alto, l'aspetto che fa più paura è il comportamento della politica. In una democrazia normale, parlamento e governo agiscono per la difesa del bene comune e quando si accorgono che qualcuno li sta prendendo per la gola non cedono al ricatto, ma tirano fuori la loro potestà legislativa per ristabilire l'ordine fra chi comanda e chi obbedisce. Non è con le manovre e le manovrine che se ne esce, ma affrontando il toro per le corna, prima di tutto congelando il pagamento di interessi e capitale, tanto per spuntare le armi della speculazione. Poi affrontando i nodi strutturali del debito. Il debito pubblico italiano ha raggiunto l'astronomica cifra di 1900 miliardi di euro, appesantito recentemente di un miliardo di euro per il salvataggio del Portogallo. Ma noi come pensiamo di pagarlo un debito del genere e in quanto tempo? Ha senso ipotecare i prossimi decenni per prestiti che fin dall'inizio sono stati effettuati attraverso semplici scritture contabili e che oggi sono solo un mezzo per consentire ai loro detentori di intascarsi una parte crescente del gettito fiscale? Non dimentichiamo che l'ammontare degli interessi è a 80 miliardi di euro ossia il 25% delle entrate tributarie. Quanto vorremo continuare con una redistribuzione alla rovescia, ossia prendendo a tutti per dare ai più ricchi? Altro che imporre in Costituzione l'obbligo di pareggio in bilancio. Qui bisogna decidere come ci liberiamo del debito accumulato, riducendo il capitale in base alla posizione economica dei soggetti che lo detengono. E poi bisogna ridiscutere a chi attribuiamo potere di emissione di moneta, a chi facciamo finanziare le esigenze di cassa dei governi, come limitiamo la speculazione finanziaria. Serve tornare a fare politica alta e se i parlamentari si mostrano inadeguati, per paura o condizionamento ideologico, allora devono essere i cittadini ad alzare la voce affermando, una volta per tutte, che la sovranità appartiene al popolo, non ai mercati.
Francuccio Gesualdi
