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giovedì 14 giugno 2012

Chi se la merita, questa scuola?

Pubblichiamo una riflessione di Giovanni Bruno, dei Cobas della Scuola, a proposito delle recenti dichiarazioni del Ministro Profumo sulla "meritocrazia" nella Scuola.

Il Ministro Profumo ha compiuto un vero e proprio miracolo: ha scosso il sonnolento vertice del Partito Democratico e il pachidermico apparato della CGIL incassando un sonoro diniego sul cosiddetto "Pacchetto sul merito" che sarà presentato in un Decreto Legge (o Disegno di Legge?) di cui conosciamo una bozza.
Entrando nel "merito", riassumiamo cosa si prevede: l'impianto è incentrato prevalentemente sull'università, con un profilo fortemente "meritocratico" e con l'obiettivo di una "classifica" per docenti (20%) e studenti (5%) che avranno un riconoscimento (un bonus per i professori, una corsia privilegiata verso il lavoro per i neolaureati); anche alle scuole è riservata la novità agonistica del riconoscimento per lo "Studente (migliore) dell'anno" di agevolazioni fiscali per l'iscrizione al primo anno dell'università (fino al 30%), borse di studio, iscrizioni gratuite a "master" estivi nella disciplina in cui hanno raggiunto l'eccellenza (valutata con le cosiddette Olimpiadi che ormai si svolgono per ogni materia: matematica, fisica, scienze, latino).

Ciò che impressiona è la progressiva "americanizzazione" del processo formativo, sempre più spostata verso la competizione e con l'abbandono della crescita collettiva della classe: domina l'approccio individualistico, la dimensione della gara, il rafforzamento dell'egoismo con premi (30 milioni di euro) per pochi, selezionatissimi studenti che svettano sulla media.

Il progetto si presenta come fortemente classista e aristocratico: i "migliori" infatti, molto spesso, oltre ad indiscusse capacità hanno anche dalla loro condizioni socio-economiche e culturali favorevoli. Una scuola (come l'università) che punti esclusivamente sulle eccellenze e perda di vista l'obiettivo di un'istruzione di massa è inoltre destinata ad impoverirsi, essiccando le radici culturali di un Paese e rendendone più fragile la coscienza sociale, politica e morale.

L'obiettivo inconfessabile, al contrario delle dichiarazioni "in chiaro" del Ministro, è di nuovo quello del risparmio: dietro la "popolare" idea di "merito" si cela infatti un progetto in cui gli investimenti nella scuola (e nell'università) si mantengono limitati, a fronte delle risorse improcrastinabili che necessiterebbero alle agonizzanti scuole pubbliche italiane per restituire dignità di lavoro e di studio perduta nella miseria della realtà, in cui docenti e ATA eroicamente resistono in condizioni estreme per istruire nuove generazioni sempre più inquiete e demotivate.

Premiare lo "Studente dell'anno" (uno per scuola) con master estivi gratuiti e il 5% dei laureati con la promessa di un lavoro (quale, e a quali condizioni?) certamente costa meno che rifinanziare le scuole attraverso un piano di investimenti straordinario per ripristinare l'ordinarietà del diritto allo studio per tutti; anche il miliardo promesso da Profumo per la scuola è un palliativo per scuole diroccate da anni e anni di tagli sulle risorse finanziarie, sugli organici, sugli spazi vitali (le classi-pollaio con 28-32 studenti in pochi metri quadri, con i rischi connessi sulla sicurezza e la inevitabile perdita di qualità nelle attività didattiche), sul personale di laboratorio e sui laboratori stessi.

Nel decennio 2001-2011 si sono persi circa 150mila posti lavoro, sono stati tagliati circa dieci miliardi di euro (di cui otto solo tra il 2007 e il 2011): può bastare un'elemosina per rilanciare la scuola pubblica italiana, a fronte dell'emorragia di risorse a vantaggio (ad esempio parziale, ma significativo) degli istituti privati? E infine, con quali strumenti verranno valutati studenti, scuole, docenti, se non con i già sperimentati (e inaffidabili) test INVALSI?

Di questa deriva si sono (forse) resi conto anche il Pd e la Cgil. È un risveglio tardivo e piuttosto sospetto: dopo aver contribuito alla demolizione della scuola pubblica con i governi di centrosinistra e i Ministri Berlinguer, Di Mauro, Fioroni, dopo aver promosso e sostenuto strenuamente la "meritocrazia" come criterio di selezione del personale docente, dopo aver difeso incondizionatamente i test INVALSI come prove oggettive per misurare competenze degli studenti ed efficienza del lavoro dei docenti (con il fine di creare una gerarchia per differenziarne carriera e stipendio), oggi si ergono a paladini dell'egualitarismo.
La sincerità di queste posizioni si misureranno sulle reali proposte che elaboreranno per invertire una tendenza inaugurata dalla madre di tutte le contro-riforme: la legge sull'autonomia finanziaria delle scuole, primo passo verso l'aziendalizzazione a la gestione manageriale del sistema scolastico italiano.

Giovanni Bruno (Cobas Scuola Pisa)

 Articolo apparso originariamente su Pisanotizie.

lunedì 14 novembre 2011

L'Era Monti e il pareggio di bilancio. Prima vittima la scuola?

Pubblichiamo un articolo scritto da Michele Maggino e Fabio Bentivoglio, due militanti di Alternativa Toscana, su quello che sembra delinearsi come lo scenario prossimo venturo per la scuola pubblica italiana, alla luce delle famose (o famigerate) raccomandazioni della BCE al governo italiano. Buona lettura.

Che cosa mai c'azzeccano le prove INVALSI con l'obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio dei conti italiani entro il 2013? Ce lo spiega Olli Rehn. Non sapete chi è? È un signore finlandese dall'aria ragionevole e bonaria che ispira fiducia e che ci indica la strada per un futuro migliore dal suo nordico osservatorio distaccato. Olli Rehn è il Commissario dell'Unione Europea agli Affari Economici e Monetari. Il 4 novembre 2011 ha inviato una lettera al nostro Ministro del Tesoro, chiedendo informazioni dettagliate sui provvedimenti annunciati dall’allora Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi nella famosa lettera di promesse all'UE di fine ottobre.

Ebbene, questa lettera (quella di Olli Rehn) è per certi versi ancora più agghiacciante di quella famigerata di agosto di Draghi e Trichet.

Il nostro Olli ci fa capire in concreto che cosa vuol dire il commissariamento del nostro Governo da parte dell'UE e la riduzione di sovranità per il nostro Paese.

Olli dice che non è sufficiente quello che ha promesso il Governo italiano: servono misure aggiuntive per poter conseguire l'obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio. E allora ecco predisposto un prontuario sotto forma di domande, tanto per far vedere che non si tratta di ordini (che finirebbero tutti con dei bei punti esclamativi).

Il questionario è diviso in 11 capitoli per complessive 39 domande (qui si può scaricare il testo completo tradotto in italiano). Il questionario in generale vuole sapere con quali strumenti legislativi e con quali tempi parlamentari il Governo italiano ha intenzione di procedere alla realizzazione delle promesse fatte e addirittura pone pure una scadenza immediata per avere le risposte precise.

I vari capitoli affrontano argomenti di varia natura: si va dall'aggiustamento dei conti, alla riforma delle pensioni, alla riforma fiscale, al mercato del lavoro, all'uso dei fondi UE, alle liberalizzazioni, alle privatizzazioni dei beni pubblici. Il commissario dell'UE chiede tra l'altro esplicitamente «quali provvedimenti di riforma si pensa di varare nel settore delle acque, malgrado i risultati del recente referendum?».

Tra gli altri quesiti posti al governo italiano, quattro riguardano direttamente scuola e università, anzi, per dirla con il linguaggio usato nella lettera da questi tecnocrati, riguardano il “capitale umano” . Ecco il testo letterale:

13. Quali caratteristiche avrà il programma di ristrutturazione delle singole scuole che hanno ottenuto risultati insoddisfacenti ai test INVALSI?

14. Come intende il governo valorizzare il ruolo degli insegnanti nelle singole scuole? Quale tipo di incentivo il governo intende varare?

15. Il governo potrebbe fornirci ulteriori dettagli su come intende migliorare ed espandere l’autonomia e la competitività tra le università? In pratica, che cosa implica la frase “maggior spazio di manovra nello stabilire le tasse di iscrizione”?

16. Per quanto riguarda la riforma dell’università, quali misure e quali provvedimenti devono essere ancora adottati?

Prima di proseguire è bene chiarire, per chi non fosse dentro le faccende strettamente scolastiche, che cosa sono le prove INVALSI.

L'INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e Formazione) predispone annualmente delle prove scritte che hanno lo scopo di valutare i livelli di apprendimento degli studenti italiani; dal 2009 la prova (di italiano e matematica) concorre nella valutazione finale dell'esame del primo ciclo di istruzione (per maggiori dettagli si può visitare il sito dell'INVALSI).

Sembrerebbe dunque qualcosa di molto specifico attinente la realtà scolastica italiana. Per anni gli insegnanti sono stati “martellati” con l'argomentazione che le prove INVALSI avrebbero avuto lo scopo di fornire un quadro unitario e una valutazione di sistema.

Nello stesso tempo, però, l'INVALSI ammette che «l'approccio scelto è stato quello di integrare la Valutazione di sistema e delle scuole in un quadro di riferimento o framework unitario, al fine di tenere insieme una prospettiva macro, utile a chi sia interessato ad una comprensione generale del funzionamento della scuola, e una prospettiva micro, centrata sulla singola unità scolastica». Ed è proprio su quest'ultimo aspetto (la singola unità scolastica, “individual schools” come recita il testo in inglese), che può apparire una sfumatura, che si centra il punto della lettera del nostro amico Olli. È evidente che non si ragiona più in termini di sistema scolastico ma in termini di singola unità scolastica che deve essere valutata sulla base di criteri omogenei funzionali ad una logica competitiva e di mercato. Si tratta cioè di un'impostazione che sovverte il dettato costituzionale. Diversamente non ci spiegheremmo la relazione tra la rassicurazione dei mercati sulla futura solidità dell'Italia con una verifica di quanto gli studenti italiani possano conoscere di Dante, Petrarca e Pitagora.

Come sarebbe? Insomma: che c'entra allora la scuola con il pareggio di bilancio? Il signor Olli è Commissario agli Affari Economici e Monetari: con quale autorità interviene per chiedere chiarimenti su un'istituzione deputata a formare l'uomo e il cittadino e che non riguarda le dinamiche monetarie e di mercato? È forse andato un po' fuori del seminato?

Purtroppo no! Siamo di fronte ad un documento che, se non altro, ha il merito di chiarire dove stiamo andando, a chi non lo avesse ancora compreso.

Questa lettera, insomma, ha un grande merito: svela la verità. La verità è che i test INVALSI fanno parte di un sistema complessivo concepito negli ultimi anni (a partire dalla riforma Berlinguer e dall'introduzione dell'autonomia per gli istituti scolastici e per le università), predisposto da organismi economici con l'obiettivo di implementare criteri di definizione e valutazione di un'istruzione appiattita e finalizzata alle esigenze del mercato e della competitività.

Tutti gli interventi dei grandi organismi internazionali (dal FMI, al WTO, alla Banca Mondiale) negli ultimi decenni, hanno mirato a creare un mercato mondiale omogeneo funzionale agli interessi della circolazione delle merci e dei capitali cancellando ogni differenza: le differenze in qualsiasi ambito della vita produttiva e culturale di una società sono viste come impedimenti e rallentamenti alla libera circolazione delle merci e al loro consumo.

Tutti dobbiamo avere le medesime competenze funzionali a questa ideologia.

Traduciamo in chiaro: dopo la perdita della sovranità politica (v. programma di governo scritto dalla BCE), dopo la perdita della sovranità nazionale (v. “guerra” di Libia), dopo la perdita della sovranità monetaria, ora si esige anche la perdita definitiva della sovranità culturale.

Si prendano dunque provvedimenti per quelle singole scuole che hanno ottenuto risultati insoddisfacenti alle prove INVALSI. I lumi della concorrenza e della competitività globale non possono permettere che le singole scuole rimangano indietro rispetto al passo dei tempi del neo-neo-liberismo. E dunque, come penserà il Governo italiano di intervenire sulle singole scuole e di alimentare “merito” e concorrenza? Quali provvedimenti saranno presi per incrementare la competitività tra le università?

Non si tratta quindi di pareggio di bilancio ma di colpire al cuore l'essenza della cultura che consiste nel coltivare diversità di linguaggi, di visioni del mondo e nel promuovere il ventaglio delle tante possibilità esistenziali percorribili nel corso della nostra vita.

Ci troviamo, oggi, novembre 2011, anni luce distanti dalla scuola così come pensata e delineata dalla nostra Costituzione più di 60 anni fa: come è possibile che sia accaduto tutto ciò? Come è possibile che una parte degli insegnanti (si spera minoritaria) partecipi attivamente a questo processo di svuotamento culturale e professionale senza rendersi conto che per questa via il docente è ridotto a semplice intermediario privo di ruolo e identità?

L'originale è apparso pochi giorni fa su Megachip.


venerdì 29 aprile 2011

Test Invalsi: in mezzo ai tagli alla scuola, un grandioso spreco

 Riprendiamo qui, con il permesso dell'autrice, una mail di Fiamma Negri, che fa il punto sulla questione dei Test Invalsi, un fantastico sistema per sprecare i soldi che stanno tagliando sulle spese fondamentali per la scuola.

Lo stile è ovviamente quello di una mail informale, ma ci è sembrata un'analisi molto importante e ben fatta.

Gli allegati cui si fa riferimento li pubblicheremo a parte.

Quest’anno sono un po’ più lenta negli aggiornamenti lo so! Anche questa mail è scritta nel mio ruolo di aderente al Tavolo per la difesa della Scuola Statale.
Le cose vanno avanti, ecco qua:

Come al solito: CERCO DI ESSERE MOLTO SCHEMATICA E NON E’ SEMPLICE. PERFAVORE LEGGETE FINO IN FONDO E INOLTRATE!

1) Il Tavolo ha una pagina Facebook  (questo il link) e anche un sito, dove metteremo tutti i documenti 
2)               TEST INVALSI: Come forse saprete verrà somministrato a maggio nell’indifferenza generale, invece il senso dell’operazione è profondo e importante. Pensiamo che una riflessione sulla valutazione nella scuola sia indispensabile e quindi:
·        il 3 Maggio dalle 17 alle 21 (Apericena alla fine!) presso la Casa della Creatività, Vicolo di Santa Maria Maggiore,n.1 (Piazza Duomo) abbiamo organizzato questo seminario: “Valutazione e libertà di  insegnamento: il ruolo dell’INVALSI” (allego il volantino) dove sarà possibile anche intervenire, fare domande, riflessioni, etc.

Vi ricordo che il test verrà somministrato secondo questo calendario:
·        11 Maggio 2011: prova di preliminare di lettura (decodifica strumentale) della durata di due minuti per la II primaria e prova di Italiano per la II e V primaria;
·         12 Maggio 2011: prova di Italiano, di Matematica e Questionario studente per la classe I della scuola secondaria di primo grado;
·         13 maggio 2011: prova di Matematica per la II e V primaria e Questionario studente per la V primaria.

Riassumo alcune considerazioni sull’INVALSI e allego un documento interessante e chiaro redatto da un gruppo di genitori di Bologna
·        Il test è molto costoso: a partire dal 2008, fino alla sua messa a regime il costo è stimato tra i 30 e gli 80 ml di Euro e si ricava dai documenti redatti dall’Università di Milano per l’INVALSI. Se pensate che nel triennio 2011/2014 sono previsti ulteriori tagli alla scuola per 13 miliardi di Euro, capite bene che la situazione è quantomeno paradossale. Solo quest’anno i costi sono 4.325.818: la fonte è la tabella 7 del bilancio del MIUR
·        Negli ultimi anni la mancanza di supplenti e i tagli orari hanno diminuito drasticamente la quantità effettiva di ore di frequenza, ed altre ore  verranno perse per fare i test! Col sistema a regime saranno ancora di più perché, come in altri paesi, riuscire nel test è così importante da condizionare l’attività in senso nozionistico.
·        Accanto al questionario relativo alla conoscenza delle materie, ne viene proposto uno che riguarda la sfera privata dei bambini e delle famiglie senza che i genitori possano visionarlo né possano visionare la normativa sulla privacy e senza chiarire gli scopi.
·         Naturalmente la questione è molto complessa: potete trovare tutti gli approfondimenti sulla pagina di Retescuole dove si trovano materiali critici, legislazione, calendari delle prove e ulteriori link. Ovviamente la legislazione anche sul sito dell’INVALSI
·        INFINE UNA CONSIDERAZIONE CONDIVISA DA MOLTI E CHE FORNISCE SPUNTI PER UNA ELABORAZIONE: la valutazione è necessaria ma deve essere un percorso condiviso che abbia come scopo non la “punizione” ma la messa in opera di pratiche che migliorino la scuola pubblica (tutta). Invece con l’INVALSI si stabilisce una classifica che “monetizza” le eccellenze senza tenere conto del contesto in cui sono inserite.
·        VI ASPETTIAMO AL SEMINARIO!!!
3)               RICORSI AL TAR: Abbiamo vinto! Purtroppo non se ne accorge nessuno perché la notizia passa in sordina:
Il TAR del Lazio ha deciso che i tagli degli organici del personale docente della scuola sono illegittimi e la normativa relativa agli organici del personale Ata è di dubbia legittimità costituzionale .
Come avevamo sempre sottolineato, quindi, tutta la “riforma epocale” è illegittima e quindi  e, se fossimo in un paese civile, il governo dovrebbe prenderne atto. IN BASE A QUESTA SENTENZA, INOLTRE, I PRECARI E GLI INSEGNANTI DANNEGGIATI POSSONO FARE RICORSO E VINCERLO ED ESSERE REINTEGRATI.
Infatti il TAR fa una cosa non usuale, dà indicazioni sui provvedimenti che il Ministero dovrebbe adottare, eccoli:
L’accoglimento delle censure comporta "necessariamente l’obbligo del riesame, da parte dell’amministrazione, delle regole relative al dimensionamento degli organici e degli orari di insegnamento".
L’Amministrazione scolastica deve pertanto:
a.      rideterminare gli organici del personale docente relativo agli anni scolastici 2009/10 e 2010/11, previo parere delle commissioni parlamentari, del Cnpi (per quanto concerne gli istituti tecnici e professionali) e della Conferenza Unificata per quanto concerne la ripartizione a livello regionale;
b.      provvedere alla ricostruzione delle posizioni dei docenti sulle rispettive graduatorie rispetto a tagli di orari e di organici, prevedendo il riconoscimento di una apposita priorità di reinserimento nelle cattedre oggetto di soppressione dei rispettivi titolari;
c.       favorire gli alunni e le famiglie per eventuali appositi transiti da uno ad un altro istituto, in conseguenza della rimodulazione dell’offerta formativa oppure altre diverse soluzioni per sopperire gli svantaggi conseguenti alle illegittimità determinate.
Visto che la situazione sarà la stessa anche l’anno prossimo cominciamo una nuova raccolta di firme per un altro ricorso
QUI e in allegato il documento del tavolo sulla questione. DIFFONDETE!

4)               SUPPLENZE: Molti dirigenti continuano a non chiamare i supplenti, ma on è una cosa accettabile Se è vero che la dotazione ordinaria per pagare le supplenze in molte scuole è finita da mesi è altrettanto vero che il ministero ha emesso una circolare nella quale dice che i fondi ci sono e verranno erogati dopo  che gli insegnanti sono stati chiamati; dice inoltre che si devono trovare insegnanti anche per le supplenze brevi. Ovviamente la cosa non è facile ma riteniamo che I Dirigenti abbiano il dovere di risolvere i problemi e non di cercare solamente di trovare la soluzione meno impegnativa per il Ministero. Chi paga per  questi risparmi sono i nostri ragazzi! iN una classe della  scuola di mio figlio non hanno insegnante di inglese da 1 mese e mezzo e i ragazzi vagano, in compenso  l’insegnante  titolare è tornata giusto per fare una verifica�>
5)               Inoltre vi segnalo l’esito positivo di un’azione promossa dal CODACONS: è stata infatti accolta la prima class action italiana contro la Pubblica Amministrazione. In questo caso, l’azione è stata avviata contro il Ministero della Pubblica Istruzione, e fa riferimento alle cosiddette “classi pollaio”, ossia quelle aule scolastiche (che il Codacons ha raccolto in un apposito elenco depositato al Tar) nelle quali il numero di alunni supera i limiti fissati dalla legge, con grave danno per la sicurezza di studenti e insegnanti.
Ecco il link dove potete leggere per esteso al notizia
6)               Aggiungo l’ultima ferale notizia: nel DPF 2011 (Documento di Economia e Finanza) c'è lo spianamento della scuola pubblica italiana perché tra il 2012 e il 2014 saranno tagliati ancora ogni anno quattro miliardi e 561 milioni di Euro, si capisce l’enormità delle cosa anche senza commenti. La Gelmini a Ballarò ha detto che non sono tagli ma “risparmi”. In totale, nei 5 anni di questo governo i tagli alla scuola arrivveranno a 22 miliardi, una cosa insopportabile direi: la percentuale di spesa per l’istruzione sul PIL già al 4,2 % 
(contro il 5,2 UE) scenderà fino al 3,2. Vi allego un intervento dettagliato di Francesco Casale (insegnante).

Naturalmente le questioni sono ancora tantissime, ma sono già troppo lunga!
Se avete problemi non esitate a scrivere!
A presto, Fiamma


Fiamma Negri
fiammagri@tiscali.it